CorrCan Media Group

Trucidati e vilipesi ovunque nel mondo, ma alla fine abbiamo vinto noi

Trucidati e vilipesi ovunque nel mondo, ma alla fine abbiamo vinto noi

TORONTO – Sto leggendo un libro – “L’Orda, quando gli albanesi eravamo noi” – che mi ha fatto incazzare come una belva e quasi piangere dalla vergogna.

Poi mi sono sentito orgoglioso perchè quella che veniva definita la “feccia del pianeta”, oggi, dopo due secoli di sofferenze, stragi, linciaggi ed angherie di ogni genere, ha sconfitto razzismo, pregiudizi e xenofobia, creando un popolo nuovo, formidabile sotto tutti gli aspetti.

Noi italiani del mondo, o ex italiani come venni definito da una arrogante donna bolognese, siamo a tutti gli effetti una elite internazionale, siamo davvero una razza nuova con il prefisso “italo”, gente che si distingue in ogni angolo della terra per prestigio, voglia di lavorare, ricchezza ed anche, se permettete, una cultura nostra, magari meno sofisticata ma più originale e genuina.

In tutti i continenti, oggi l’italiano è rispettato. Il rispetto – frutto dei calli alle mani, dell’intraprendenza figlia della necessità, dell’osservanza delle istituzioni, leggi, usi e costumi locali, della famiglia, della religione – lo abbiamo ottenuto noi, gli italiani del mondo in ogni angolo della terra. In quel rispetto – per associazione naturale – sono inclusi anche gli italiani d’Italia, anche se poco lo meritano.

Gli italiani di oggi sono diversi da come eravamo noi una volta: per la maggior parte sono molto supponenti, nazionalisti all’estremo e parecchio razzisti. Anzi, razzisti due volte. Perchè hanno nel mirino sia i migranti dall’estero (gli africani), sia quelli nazionali (i terroni).

Attenzione, non voglio divagare sui nostri connazionali restati ad “ingrassare” mentre un’infinità di poveri cristi – 27 milioni, ripeto 27 milioni – ha messo in gioco vita, famiglia e reputazione per vincere la battaglia della sopravvivenza e della rispettabilità che neanche sapevano di star combattendo.

Negli Stati Uniti, gli italiani della fine 800-inizio 900, erano considerati “più neri dei neri”, buoni da sfruttare sul lavoro, capri espiatori di qualsiasi malaffare, carne da cannone da uccidere in tutti i modi, bastonate, corda e sapone, sedia elettrica, fucilazione.

Bel paese, brutta gente: cosi erano bollati gli italiani. Non sono razza bianca: la distinzione era dei tribunali sudisti degli Stati Uniti. Rubano il nostro lavoro: lo urlavano dappertutto in America, in Argentina, in Francia, in Svizzera, in Inghilterra ed anche in Canada. Sono tutti siciliani: generalizzavano in tutto il mondo. In effetti non era così.

Gli italiani iniziarono ad emigrare nel 400, prima ancora che Colombo scoprisse l’America. Un proverbio di quei tempi era: “Passeri e fiorentini son per tutto il mondo”. In ogni angolo del pianeta sono andati prima di tutti i genovesi ed i piemontesi, poi i friulani, i veneti, ed infine il grande esodo dal sud.

Dal Bel Paese ne sono scappati 27 milioni. Innumerevoli sono morti uccisi da uomini e incidenti, troppi da quantificare. Tutti sono stati umiliati da vivi, ma anche da morti. “Se ne fotteva, l’Italia, di quei figli di terza classe”, hanno scritto dopo una delle tante carneficine di connazionali in terre lontane.

Tutti hanno sofferto, per anni se non per decenni. Ma tutti hanno tenuto duro. Ingiustizie, soprusi, umiliazioni e violenze sono state la gestazione di questa nuova razza – Italo – che magari non sa di esserlo, ma lo è a tutti gli effetti anche se nessuno al mondo l’ha mai riconosciuta come tale.

Gli italo-canadesi, gli italo-americani, gli italo-argentini, gli italo-svizzeri, gli italo di tutta la terra non sono perfetti. Ma certamente per quello che hanno fatto nel mondo potrebbero dare una lezione, o due, a chi è rimasto in Italia.

Nella foto, un collage di locandine che promuovevano l’espatrio e le copertine di due libri: Bel Paese, brutta razza; Gli Italiani al nuovo mondo

More in Controsport