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Sorbetto di mosto cotto, come al paesello

Sorbetto di mosto cotto, come al paesello

TORONTO – È arrivata all’improvviso, come la vecchiaia. Un detto antico recita: Una mattina al risveglio, ci si accorge che tutto è bianco. Chi vuol capire capisca. E cominci a mettere in ordine tutto quello che non si può portare dietro.

La neve, generalmente parlando, piace a tutti coloro che la vedono ogni morte di Papa. Per gli altri come noi, la musica è diversa. Non importa quanti inverni hai fatto da queste parti, a ballare con i pinguini non ci si abitua.

Un filosofo antico una volta scrisse: Apri le narici. Annusa la neve. Lascia che la vita accada. In una poesia si legge: Ed è tutto così, lento, sinuoso, elegante, delicato, soffice, lindo. Belle frasi, bei concetti. Sfortunatamente, però, mannaggia la miseriaccia, non sono di attualità sotto la torre.

Da ieri, poi, se provi ad annusare la neve, perdi la punta del naso. Fa freschetto, non vi pare? Di questi tempi sta robaccia non doveva esserci. Eppure c’è, in abudantiam per dirla come i preti. Abbondante e fredda è, anzi freddissima.

Per un giorno e per una notte è caduta. Strade scivolose, guidatori spericolati, paurosi o prudenti altre il limite. Si procede a ritmo di processione con inchino davanti alle case dei boss che, nel nostro caso, sono semafori e segnali di stop. Guai a perdere la calma, con i nervi si va più veloci ma solo verso il pronto soccorso prima e lo sfasciaccorrozze dopo.

Arrivato a destinazione il vialetto è bello a vedersi, bianco e lindo. Ma la santiata è d’obbligo quando la quattroruote si scivola sul ghiaccio e si impatana.

Il “coso” mangia-neve è senza benzina, perchè la nevicata ha colpito in contropiede. Le vanghe di plastica sono ancora nella capanna degli attrezzi, naturalmente. Per fortuna, sulla faccia della terra c’è ancora qualche cristiano decente ed il vicino di casa aiuta a spingere nel garage la Genoeffa (tutte le mie auto si chiamano così in omaggio ad una compagna di scuola che mi faceva copiare i compiti).

Dopo la faticaccia, per rinfrancarmi mi attacco alla bottiglia di Mosto Cotto scovata nella cantina di Vin Bon e manifatturata da don Angelo.

Un momento, precisiamo. Il Mosto Cotto made a Toronto l’ho utilizzato per il “sorbetto”, con la neve fresca a come si faceva al paesello quando la neve era scarsa ma non tanto quanto gelati, dolcetti e compagnia bella.

Il vinocotto o mosto cotto sembra sia stato inventato in Abruzzo, ma nel Bel Paese si fa un po’ dappertutto, c’è chi lo aromatizza con cannella o chiodi di garofano.

A Napoli e dintorni si usa sia per i dolci che per la preparazione di sughi e secondi piatti, perfetto per un buon arrosto o per condire l’insalata al posto dell’aceto balsamico.

Peperoni al vincotto sono una specialità dell’Irpinia. In Puglia è utilizzato per la preparazione di molteplici prodotti della tradizione, tra i quali spiccano le tipiche “pittul”, i taralli neri, i “mustazzoli” e le “Carteddat” le famose cartellate pugliesi.

Al nord dello Stivale si chiama “vin bruè”, ma forse non è la stessa cosa. Il mosto d’uva è cotto e diventa sapa nelle Marche, saba in Emilia Romagna e Sardegna.

In Veneto il termine denomina una marmellata dei poveri, ottenuta facendo cuocere il mosto d’uva con mele e zucca.

Il vincotto, in Sicilia, è invece uno sciroppo di mosto d’uva che prevede l’impiego di cenere (di tralci di vite, di carrube, di bucce di mandorle) per riequilibrare la basa acido-basica della preparazione e che solo recentemente ha visto l’aggiunta di chiodi di garofano, cannella, alloro e scorze di arancia o limone.

In Basilicata e Puglia il vincotto è uno sciroppo denso a base di fichi, lasciati cuocere per ore e poi ulteriormente ridotto Il vino cotto calabrese “u vinicuattu”, è un’antichissima ricetta presente in Calabria fin dai tempi dei greci.

I suoi usi erano molteplici, per la maggior parte si usava sui dolci che erano preparati per le feste natalizie “turdilli” o sulla “scirubetta” (la granita che si preparava con la prima neve, quella fatta a casa mia, immortalata qui nelle due foto) ma si usava anche quando si soffriva d’influenza, si riscaldava e se ne prendeva un cucchiaio come una medicina o diluito con il miele.

A questo punto, lasciatemi dire che la bottiglia di Mosto Cotto l’ho conservata al freddo, in cantina, per usarla dopo la scappatina al mare dove mi godrò il sole. Voi, godetevi, se potete, la neve.

Nella foto, la preparazione del sorbetto alla canadese

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