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Sfornata la pizza con le corna, pardon le lumache

Sfornata la pizza con le corna, pardon le lumache

Sulla nostra gloriosa pizza mettono ormai di tutto, anche, udite udite, le corna.

Non è possibile, direte, perchè le escrescenze pizzute sono dure, immangiabili come quelle del toro e delle sue signore, le vacche.

Oppure sono metaforiche, come gli attributi che spuntano sulla fronte dei fedigrafi, di coloro cioè che tradiscono il proprio partner.

C’è però una terza qualità di corna, quelle degli animaletti che sono a cavallo tra schifo e ribrezzo, perchè campano trisciando nella bava.

Ecco, sono queste corna che ora utilizzano al posto del formaggio, del prosciutto, delle acciughe, dei funghi, delle cozze e compagnia bella.

La pizza con le lumache, sgusciate naturalmente, sta per essere introdotta ufficialmente il 21 di questo mese in un paesetto non lontanissimo da Napoli, la città dove nacque l’arte di arrangiarsi per tirare a campare.

L’idea di mettere le corna sulla pizza è venuta agli allevatori delle bestioline striscianti.

«La carne delle lumache razza chiocciola – spiegano gli industriali degli animaletti – si accoppia facilmente agli altri ingredienti, rende la pizza molto digeribile. È facile da gestire in cucina, una volta lessata e intenerita, pronta da essere messa sulla pizza in forno senza altri trattamenti».

La quantità necessaria è di 30-35 grammi, 7-8 lumache sgusciate, con «un costo reale simile ad altri ingredienti tradizionali come prosciutto, formaggio o cozze».

De gustibus non disputandum – sul gusto non si discute – disse la buonanima di Giulio Cesare quando nel nord Italia gli servirono asparagi conditi con burro che gli antichi romani quasi schifavano perchè loro pasteggiavano soltanto con olio vergine di oliva. E dunque, chi ha lo stomaco forte provi una bella pizza con le corna e poi mi faccia sapere.

In verità vi dico che di corna sono un… ex esperto. Le gustavo al paesello, quando si era giovani sempre con lo stamaco semivacante. Allora nelle cenette guagliuni, non si andava per il sottile.

Finivano in pentola rane, anguille e finanche qualche corvo.

Il consumo delle corna è andato avanti per anni anche sotto l’acero, stavolta per sfizio e tanto per ricordare la gioventù attraverso lo stomaco.

È durato fintato che la suocera provvedeva a spurgarle prima e a cucinarle al sugo extra piccante.

Poi la vecchia matriarca ha perso la voglia di cucinare e la signora moglie si rifiuta di avvicinarsi alle lumache, vive o morte che siano.

Dalle lumache al vino il passo è breve perchè senza un buon bicchiare la pizza in questione sarebbe meno mangiabile.

Sul succo fermentato di uva e sui suoi effetti ne sono state dette di cotte e di crude. L’ultima viene da una università di Edmonton, in Alberta dove dicono che un bicchiere di vino rosso equivale a un’ora in palestra e aiuta a dimagrire. Fosse vero, io oggi sarei uno spruoccolo (rametto) secco come un’alice.

Comunque, la ricerca condotta da tale Jason Dyck ha scoperto che i benefici per la salute si trovano resveratrolo, un composto che si trova nel vino rosso, sono come quelli ottenuti con l’esercizio fisico.

«Il resveratrolo, dice Dyck, impedisce alle cellule di grasso di guadagnare densità. Un bicchiere di vino notturno (o due) può effettivamente aiutare con la perdita di peso».

Il tizio dell’Alberta – secondo mia – può spararle grosse, rosse pure gialle. Forse il vino di sera in Alberta fa dimagrire. Ma qui in Ontario, no. Io lo so di persona personalmente.

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