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Per gli italiani porte chiuse anche col ministro Hussen

Per gli italiani porte chiuse anche col ministro Hussen

 
TORONTO – Cambiano i governi, si rovesciano i rapporti di forza a Ottawa, si succedono i ministri, ma il risultato rimane sempre lo stesso: per gli italiani che vogliono emigrare in Canada le porte rimangono chiuse a doppia mandata. È questo il desolante dato che emerge dalle statistiche definitive del 2017 relative alla concessione delle residenze permanenti in Canada, numeri che confermano ancora una volta come l’afflusso di italiani continui ad essere molto basso e lontano anni luce dai picchi storici del passato. Lo scorso anno – rivelano i dati di Immigration Canada ottenuti dal Corriere Canadese attraverso il portale Open Data del governo federale
 – sono stati appena 1.030 gli italiani che hanno ricevuto la tanto agognata Pr Card su un totale di oltre 286mila. Nella classifica generale delle residenze permanenti concesse da Ottawa, il Belpaese si piazza al 45° posto con lo 0,35 per cento del totale delle Pr Card distribuite dal governo, abbondantemente dietro a Paesi come Algeria, Bangladesh, Camerun, Congo, Etiopia, Hong Kong, Costa D’Avorio, Libano, Marocco, Turchia, Venezuela e addirittura Nepal. Non se la passano meglio la Polonia – 47ª con 1.005 residenze permanenti – e Portogallo, al 52° posto con 785 Pr Card. 
Più in generale, il dato principale relativo ai flussi migratori dello scorso anno è rappresentato da un cambio al vertice: dopo molti anni l’India – con 51.650 Pr Card – ha scavalcato le Filippine, ferme a quota 40.855. Si conferma invece sul terzo gradino del podio la Cina con 30.280 residenze permanenti. I tre Paesi insieme, con le loro 122.785 Pr ottenuto nel 2017, rappresentano il 43 per cento del totale. A questo ritmo, ci vorrebbero circa 51 anni all’Italia per raggiungere il livello garantito all’India in un solo anno.
Nella classifica generale Stati Uniti, Pakistan e Francia confermano un trend positivo già consolidatosi negli ultimi cinque anni, mentre ovviamente merita un discorso a parte la Siria, con livelli molto alti negli ultimi tre anni per la quota relativa ai rifugiati che sono stati accolti e ai quali è stata garantita la residenza permanente per motivi di carattere umanitario. er quanto riguarda gli italiani, un piccolo segnale positivo è costituito dall’aumento – seppur marginale – delle Pr Card concesse a partire dal 2015: si è passati dalle 830 di tre anni fa alle 980 del 2016 fino alle 1.030 dello scorso anno. 
Poco, ancora troppo poco, rispetto alla crescita della domanda che arriva direttamente dall’Italia, da parte di migliaia di persone desiderose di iniziare una nuova vita sull’altra sponda dell’Atlantico, così come dal Canada stesso, dove tantissimi giovani stanno cercando di regolare la propria posizione e vanno a sbattere contro l’ottusità del burocrazia e i “niet” che arrivano dal ministro dell’Immigrazione Ahmed Hussen.
 
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