CorrCan Media Group

Ordine e disordine, io semino a zig-zag

Ordine e disordine, io semino a zig-zag

TORONTO – Il professor Bellavista da poco è passato all’aldilà, pace all’anima sua.

Luciano De Crescenzo, scrittore, regista, attore, è conosciuto soprattutto per aver descritto Napoli, come nessun altro, nel libro “Così parlò Bellavista”.

Un’altra delle sue opere è il saggio “Ordine e Disordine”, che ho trovato per caso nella sartoria di un altro campano doc, Nino Cioppa. L’ho letto recentemente perchè mi riconosco in una delle metà del titolo.

In questa sua opera, il grande napoletano, puntualizza che nella vita si campa tra ordine e disordine, senza per questo attribuire rispettivamente all’uno e all’altro valenza negativa o positiva. Insomma, in parole povere, l’ordine non é peggiore, o megliore del disordine, e viceversa. Ordine e disordine, De Crescenzo docet (insegna), sono due forze opposte che si “sfruculeiano” (punzecchiano benevolmente) a vicenda nella capoccia, virtualmente facendo e disfancendo tutto quello che ci circonda.

Per Luciano buonanima, i disordinati fanno di tutto per ostacolare gli ordinati e questi ultimi si battono perchè tutto risulti chiaro e diretto. Ogni persona è diversa, su questo non ci piove. Le priorità e i modi di vedere la vita, variano da cristiano a cristiana.

L’ordine non è uguale per tutti. Non avere gli oggetti classificati secondo un criterio prestabilito non significa che ci sia assenza di ordine, ma un ordine diverso. Avere tutto in determinati luoghi e organizzato secondo un certo schema rigido non implica che ci sia ordine. Compari lettori e commare lettrici, perdonatemi se fino a questo punto il discorso è stato serioso e filosofeggiante. Ma dovevo arrivare al dunque. Il nocciolo è che io sono disordinato.

È una cosa che faccio bene, mi viene naturale. Per esempio, di mattino se indosso la canottiera senza fare attenzione, finisce sempre che la metto all’incontrario, sempre e puntualmente. Idem dicasi per le mutande. Per esempio, quando gioco a ramino e calo i quaranta non metto la carta rossa in mezzo a due nere, o viceversa.

Calo come capita, da disordinato insomma.

Per esempio le mie scrivanie, a casa e al lavoro, sono incasinate di carte, cartuscelle, appunti, fatture, lettere dei lettori, giornali e riviste. E io non so dove sta quello che cerco. Scartabello, vado alla rinfusa, disordinatamente, per trovare quello che mi serve. A volte lo trovo, ma sempre dopo aver santiato assai.

Si dice che i disordinati sono intelligenti e creativi. Intelligente non saprei,creativo nu zichillo (pochino nel dialetto partenopeo) visto che mi sono inventato Controsport. In ogni caso, la vitaccia mia, tutto è, fuorchè vuota come disse tale Doug Larson. Il lagnosodi cui sopra ebbe infatti a dire: Una cantina, un garage e una so„tta puliti sono segno di una vita vuota. Manco pà capa, mister. Se la cantina è immacolata, con i galloni vuoti e ben ammucchiati, significa che mi debbo affrettare a comprare altro vino.

Cartesio disse: “Ego cogito, ergo sum, sive existo” (“Io penso, dunque sono, ovvero esisto”). Se mangio e bevo, significa che io campo e la mia vita almeno da quel punto non è vuota. Inoltre, meno male, in quella frase il mister suddito di madama Betta non ha incluso la yarda, l’orto. Lo avesse fatto, lo avrei preso a perete (scorregge) e pernacchie.

Il mio orticello, infatti, non è vuoto, anzi. Sì, è disordinato. Perchè io pianto dove mi gira la testa, niente fila ordinate, ma a zig-zag, a volte anche a cerchio. In ogni zolla c’è qualcosa, pummarole, verdure vere e verdure false (erbacce), peperoni dolci e piccanti, fagiolini lunghi e corti, zucchine e cucozze, basilicò (basilico)e petrusino (prezzemolo). Centrioli no, quelli non mi crescono bene, restato piccoli, secchi e rachitici.

Per il resto, non mi lamento, anzi. L’insalata mi esce dalle orecchie, si fa per dire. Idem i peperoni tipobanana hot. I fagiolini sono abbondanti e deliziosi. I fiori di cocozzagarantiscono pizzelle almeno una volta ogni tre giorni.

Il basilico, piantato per profumare gli spaghetti, in parte si sta ammosciando. Capita anche ai vicini di casa, forse ha l’influenza o un’altra malattia. Io avevo però un piano B, avendo da tempo seminato un altro vaso.

Quel basilico sta crescendo bene insieme alle pummarole. Le quali punmmarole sono che le giovanottine timide e scontrose. Ogni giorno se ne matura una, o due. Queste finiscono all’insalata.

Quando matureranno in blocco – tra poco, tra poco – allora saranno l’ingrediente base del miglior piatto estivo mai concepito da panze italiche: spaghetti al dente con pummarola, basilico, quattro chiapperi e un diavolicchiopiccantello. Non so voi, ma io questi piatto lo chiamo spaghetti alla disordinata. µNella foto, la copertina del libro di De Crescenzo con l’autore in frac (ordine) e casula (disordine).

Stacco la spina per un po’, Controsport ritorna a settembre.

More in Controsport