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Napoli Milionaria godibile anche in inglese

Napoli Milionaria godibile anche in inglese

TORONTO – Adda passà ’a nuttata”.
Solo che, nella fattispecie, il protagonista don Gennaro ha pronunciato le quattro parole in inglese, “The night shall pass”.
Nelle due frasi è espresso lo stesso concetto di ottimismo e di speranza innato nei napoletani: la notte finirà e domani arriva un altro giorno.
In quel momento mi sono chiesto se la buonanima di Eduardo De Filippo avesse mai immaginato che la sua Napoli Milionaria dai bassi dei quartieri spagnoli arrivasse un giorno in Canada e venisse data nella lingua di Shakespeare, in inglese.
Lui, il grande Eduardo, nel suo famoso lavoro teatrale aveva descritto la vita di una famiglia di povera gente costretta ad arrangiarsi, con la borsa nera, per sopravvivere. E nel farlo aveva denunciato la guerra e coloro che ne approfittavano arricchendosi sulla pelle del popolino.
I tre atti di Stratford si aprono con una stesa di panni ad asciugare, come quelli tipici dei quartieri come Forcella. Tra lenzuola e indumenti intimi c’è anche una coperta di filo fatta con gli uncinetti come quelli che intesseva la signora maestra, la buonanima di mia madre. La quale mi raccontava come fosse dura la vita, come si campasse tra la fame, la paura delle bombe ed i tedeschi che portavano via gli uomini.
Quanto quegli anni fossero stati terribili e pericolosi lo può sapere soltanto chi li ha vissuti sulla propria pelle. Noi, i figli della guerra e coloro che sono venuti dopo, conosciamo l’accaduto, ma non lo abbiamo vissuto. Possiamo immaginare, ma soltanto fino ad un certo punto, cosa si provasse a stare in una cantina al buio mentre cadono le bombe.
Noi figli della guerra campassimo mill’anni non potremmo mai conoscere il terrore delle donne che vedevano figli e mariti spinti nei carri merce con le canne dei fucili. Noi la fame l’abbiamo conosciuta, ma non era quella nera della guerra.
Ora mi chiedevo: quanti di color che gremiscono questo teatro di Startford comprendono davvero quale era, come era, la “nuttata” dei quartieri Spagnoli?
Il teatro era pieno. Circa mille persone presenti al secondo spettacolo della giornata, quello serale. Nei punti più “napoletani” della commedia dalla reazione del pubblico è emerso che almeno il 15% dei presenti capisse l’italiano. Tutti i presenti in sala, qualunque fosse la loro etnia, hanno apprezzato il lavoro del grande Eduardo nella versione tradotta da un vecchio collega del Corriere, ora professore presso l’università di Kingtson, Donato Santeramo.
Santeramo nella presentazione del capolavoro di De Filippo ha titolato il suo pezzo: “Not everyone is guilty, but no one is innocent”, “Non tutti sono colpevoli, ma nessuno è innocente”. Il più applaudito dei protagonisti è stato Tom McCamus, la cui interpretazione di don Gennaro è stata superba.
Nell’ultima scena, torna a casa dalla prigionia con la giacca di una divisa tedesca, i pantaloni sono di una divisa americana in testa il berretto è italiano. Don Gennaro pur in questa suo veste dimessa – sporco, stracciato e fisicamente alla frutta – riprende il suo ruolo di capo famiglia che riporta sulla retta via bacchettando la moglie per i suoi traffici, perdonando la figlia incinta, allontando il figlio dal mondo dei furfanti di mezza tacca.
Alla fine don Gennaro chiude con la frase simbolo dell’ottimsmo e della speranza: “Adda passà ’a nuttata”.
Nella foto, una delle scene di Napoli Milionaria a Stratford, don Gennaro, a sinistra, di ritorno dalla prigionia, con Errico, un pezzo grosso della borsa nera.

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