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Molti giorni all’alba, ma… adda passà ’a nuttata

Molti giorni all’alba, ma… adda passà ’a nuttata

Molti giorni all’alba, ma… adda passà ’a nuttata

Chi è stato sotto le armi ricorda certamente che si contavano i giorni mancanti al concedo facendo una grande X sul calendario. Trenta giorni all’alba, si diceva, quando l’alba significava il ritorno alla vita civile.

Io ho appena ripreso l’abitudine, un po’ per avere qualcosa da fare, molto per scaramanzia. La notte, prima di andare a letto, stampo una X, grande e calcata, sul giorno che è appena trascorso senza danni (qui le corna sono d’obbligo). Una X, o croce se preferite, significa un’altra giornata senza il virus.

Fino ad oggi di X ne ho messe 24, sui giorni di marzo. Il calendario ha ancora 9 mesi, i giorni sono più o meno 270, dunque ampio spazio disponibile per segnalare il “tutto bene” sul fronte della salute. La speranza è, naturalmente, che la pestilenza scompaia, meglio prima che poi, in modo che non ci sia più bisogno di tenere il conto di quanto manca all’alba.

Nel frattempo, calma e gesso. Adda passà ’a nuttata. L’espressione di un grande artista napoletano, Eduardo De Filippo, ha lo scopo di risollevare e infondere speranza con la consapevolezza che dopo la notte, arriverà il giorno; e col giorno, finiranno le tenebre e verrà la luce.

Per far passare quanto prima la “nuttata” dobbiamo seguire i consigli di chi se ne intende d’avvero, anche a rischio di schiattare di noia. Meglio annoiati che malati, o no?

Mi risulta che molti maschietti hanno cominciato a fare quello che non avevano mai fatto: spingere la carrozzella della spesa e fare le pulizie in casa. Io, per esempio, ho dato una mano per il vettovagliamento. Dal macellaio, la signora e il soprascritto abbiamo preso: 1) carne macinata per fare una maxi lasagna; braciole per il sugo; una montagna di fettine; una appena inferiore di bistecche; cinque coniglietti e un po’ di fegato di vitello. Il fegato l’ho ordinato io e me lo sono sbafato alla veneziana. La maggior parte del resto è andato a figli e nipoti, of course.

In casa ho provato a rimettere a posto le scartoffie accumulate da anni, ritagli di articoli e foto di avvenimenti sportivi passati e dimenticati come una foto della freccia nera dell’Inter di Helenio Herrera, Jair, che oggi sta per compiere 80 anni e che allora venne per giocare indoor al Maple Leafs Gardens. A portare Jair fu il compianto Bruno Milan che possiamo ritenere il padre del calcetto indoor qui a Toronto.

Sorvolo sulla situazione italiana altrimenti dovrei dire che i nostri cari compatrioti sono nati indisciplinati e ingovernabili, e tali moriranno, purtroppo. Chi è causa del suo male, pianga se stesso. Il vecchio proverbio cade a pennello. Il virus si è tanto diffuso nello Stivale per i cretini, i rimbambiti, i menefreghisti che hanno fatto, contravvenendo al buonsenso, ammucchiate di ogni genere.

La cretinaggine e il menefreghismo, però, non abitano solo nel Bel Paese, ma cominciano ad infiltrarsi anche sotto l’acero canadese. La prova? In centinaia hanno fatto la fila a Toronto per comprare un videogioco, ripeto: un cavolo di videogioco. La grande ammucchiata era soprattutto di giovani, ragazzi che si sentono, come tutti della loro età, invincibili ed immortali. Questi ragazzi si sono dimostrati corti di mente, probabilmente anche cretini ed imbecilli. Per un giochino si sono messi a rischio, mettendo a rischio tutti, inclusi i loro genitori, i quali, tanto per essere chiari, meriterebbero almeno un cazziatone ed un paio di calcio dove non sorge il sole per aver permesso ai rampolli di uscire.

Per chiudere una nota triste ogni oltre limite. Il padre di una mia vicina di casa è deceduto in ospedale per semplice vecchiaia, aveva 92 anni. Ebbene, non c’è stato funerale. Soltanto una velocissima benedizione del prete del cimitero, poi la bara nel muro, con i familiari a distanza di sicurezza (…!) fino alla chiusura del loculo. Andarsene in questo modo è aberrante, trististissimo.

Signore e signori coi capelli bianchi tenetevi forti, e toccate ferro.