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Mezzo litro, una gazzosa e… un po’ di fave

Mezzo litro, una gazzosa e… un po’ di fave

TORONTO – La mattina in cui sono salito sul tram numero 75, la signora moglie mi ha ricordato che ormai avevo tagliato il traguardo dei tre quarti di secolo.

Quanti anni ho, lo so benissimo, visto che non sono del tutto rimbambito. Non avevo, comunque, mai quantificato l’età in termini di seculo seculorum.

Cent’anni li si augura a tutti, ma non sono moltissimi coloro che vorrebbero arrivarci. La firma la si metterebbe, a patto che a cent’anni non si sia un peso per nessuno.

Alt, fermo non voglio deviare dal filo conduttore, i tre quarti di secolo. Quei “tre quarti di secolo” mi sono rintronati nel cervello. In bene, non in male, perché hanno scatenato flash back dei tempi belli, quando il mondo era più giovane e innocente, quando il Canada manco si sapeva dove fosse.

Ricordate quando si giocava a “padrone e sotto”? Sul tavolo tre quarti di vino e una gazzosa. La gazzosa era necessaria per “tagliare” il rosso abboccato (giovane, che deve ancora maturare) e renderlo frizzante.

I miei tre quarti li ho salutati – bye-bye – il giorno di Pasqua. Anche la gazzosa si è mezzo sfiatata. Qualche bollicina, però, c’è ancora, grazie al “padre del padreterno” che la buonanima di un famoso ristoratore di Toronto chiamava, chissà perché, San Gervasio.

Sugli anni che se ne vanno possiamo farci l’equivalente del classico tubo, cioè niente. Ma le bollicine che ancora ci sono dobbiamo tenercele care. Perché sono come le piantine che, lasciate a se stesse, avvizziscono e muoiono. Con un po’ di cura, ed un pizzico di Miracle Gro, cresceranno.

Il fertilizzante delle bollicine è continuare ad avere uno scopo, un fine, un traguardo da raggiungere, un hobby. Anche piccolo o piccolissimo, ma deve esserci.

Fisicamente, se si può, va bene portare il cane a spasso, o farsi due o tre giri della “plaza” più vicina. Di questi tempi si può rivoltare la terra dell’orto, poi a suo tempo procedere a trapiantare piantine di verdure ed ortaggi.

A proposito di ortaggi, avete presente la “fava”, fave al plurale. Che ci crediate o no, di fave si può anche morire se si soffre di “favismo”. Favismo, cos’è? È una forma gravissima di allergia causata dalla suddetta verdura. Il favismo colpisce anche chi le mangia, fresche o secche, ma anche chi inala il loro odore. Non ci crederete ma è vero.

Un bimbo che abita a Sesto Fiorentino, cittadina non lontanissima da Firenze, ha una tale forma di favismo che il sindaco ha proibito la coltivazione della fave a meno di 300 metri dal naso del ragazzino.

Io personalmente di persona non ho avuto il favismo, ma ci sono andato vicino. Una volta, avevo 10 anni, ne mangiai tante che mi venne quello che allora chiamarono “blocco intestinale”. Stetti un mese ricoverato, poi me la cavai. Però per molti anni le fave non le ho mai potute vedere e tantomeno consumare.

Poi col tempo tutto passa e nell’88 mentre eravamo a Napoli per vedere Maradona battere la Juve e vincere il primo scudetto, non resistetti davanti a fave fresche e pecorino. Le gustai e sopravvissi. Da allora le fave le mangio, specialmente quando sono veramente fresche.

Chiudo con una simpatica stranezza. Nel paesotto Mola di Bari, un vecchio pescatore finito in miseria ha trovato 100.000 (centomila) euro in un bidone della spazzatura. Il malloppo non era in contanti ma su una cartella “gratta e vinci” che qualche cristiano scimunito aveva buttato senza “grattarlo” bene. Lo ha fatto il vecchio pescatore che ha l’abitudine di raccogliere le cartelle giocate alla ricerca di qualche piccola vincita. Stavolta ha fatto un’ottima pesca e trovato il jackpot. Buon per lui.

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