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Lui è quello che è, ma la mamma che c’entra?

Lui è quello che è, ma la mamma che c’entra?

TORONTO – “Mourinho figlio di puttana”. “Mourinho figlio di puttana”. “Mourinho figlio di puttana”.

Così hanno cantato in coro per 90 minuti di seguito i trentamila dello Stadium. Alla fine il figlio di puttana ha messo la mano dietro l’orecchio e senza parlare ha rimandato gli insulti al mittente.

Quel gesto ha scatenato il finimondo in tv, sui giornali, nei cosiddetti social media. Tutti, o quasi, addosso all’ex Special One.

Un articolo della Repubblica comincia così: “La maschera di Mourinho, il ghigno del calcio maleducato, il linguaggio attoriale di un corpo sapiente e perfido si sono sovrapposti in pochi secondi a una partita incredibile e l’hanno dissolta. Ecco la potenza malefica di Jose Mourinho”.

Il velenoso pezzo continua con gli osanna a Cristiano Ronaldo e al suo magnifico gol, ma sorvola, o quasi, sui cori contro Mourinho. Il giornalista ha scritto gesto dell’orecchio è “sapiente e perfido”. Che significa sapiente e perfido? È stato fatto quando la partita era finita, quindi non ha influenzato minimanente sull’andamento della gara.

Mourinho a fine gara ha detto: “A mentre fredda non lo avrei fatto, ma…dopo tanti insulti”. Ecco, gli insulti. Non solo allo Stadium, ma anche a San Siro, San Paolo, Olimpico e in tutti gli altri stadi italiani si fa il tifo contro insultando pesantemente tutti e tutti, dalla città di provenienza, al colore della pelle, oltre a sottolineare volgarmente presunti torti ed angherie del passato.

In Italia il contorno del calcio è questo, purtroppo. Negli stadi molti tifosi sono fanatici, scostumati e volgari. E questo è colpa dei media, scritti o parlati, che non bacchettano mai gli insulti vocali e non cerano di educare la gente a tifare correttamente, o almeno senza esagerare.

È colpa anche dei club che non provano a mettere la museruola ai fans più sguaiati. È colpa anche della lega, che si limita a chiudere qualche curva e non si sogna di prendere provvedimenti più drastici.

Ed è colpa anche degli allenatori. Lo ha sottolineato Ancelotti che allo Stadium è stato pesantemente insultato dagli stessi spettatori che hanno insultato Mourinho. “Capisco Mourinho: 90 minuti di insulti non sono facili da sopportare. E poi ha fatto un gesto ironico, non è stato pesante. Noi tecnici abbiamo delle responsabilità, ma deve finire questa storia degli insulti continui e non dico solo a Torino. Succede in tutti gli stadi italiani”.

Ancelotti, poi, ha rincarato la dose parlando a Coverciano. Carletto, che ha arbitrato anche in Spagna, Germania, Inghilterra e Francia, ha sottolieato come gli insulti allo stadio sono una cosa quasi esclusivamente italiana. Ed ha concluso: “Fermiano le partite se insultano”.

Per quanto riguarda la partita di Torino, Mourinho l’ha vinta sul campo con due innesti azzeccati. Mata e Fellaini hanno inciso molto di più di Barzagli, che Allegri ha gettato nella mischia – al posto del suo attaccante più, in palla, Cuadrado – per puntellare una difesa lontanissima parente della famosa BBC.

Szczesny non è Buffon. Bonucci non sa più difendere, e su questo non ci piove. Chiellini, da parte sua, è il solito guerriero, ma la ruggine di tante battaglie comincia a intravedersi.

Precisato che la Juve si avvia a stravincere anche questo campionato, va puntualizzato che com’è la Champions se la sogna. La corazzata che in Italia spacca tutti – con qualche aiutino, vedi mancata espulsione di Benatia – in Europa mostra qualche crepa nella ciglia.

Del reparto arretrato abbiamo detto, poi c’è un centrocampo di pesi leggeri, più armati di fioretto che di sciabola. E per finire lì in avanti Ronaldo sta facendo grandi cose, ma non grandissime. E lui, da solo, non basterà.

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