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Le caffettiere piangono, nonno invecchiamo insieme

Le caffettiere piangono, nonno invecchiamo insieme

Le caffettiere piangono, nonno invecchiamo insieme

L ’isolamento di chi è solo è anche non avere nessuno con il quale gustare ’na tazzulella ’e cafe’. La zia di mia moglie, Cosma, ha avuto sempre la casa piena di gente, con la porta aperta, il tappetino Welcome sulla soglia e, sulla stufa, pronte all’uso, quattro Moka: una piccola da tre, una media, una grande ed una grandissima.

Le quattro caffettiere sono ancora li’, luccicanti ma inutilizzate. “Le mie caffettiere piangono”, dice Cosma per telefono, con la voce rotta dove ogni virgola è una lacrima, ogni punto la rassegnazione alla triste situazione del momento.

Cosma, prima della pestilenza aveva Mia, un barboncino che era la sua dama di compagnia fissa. Mia è andata nell’aldilà dei cani prima che scoppiasse il terrificante virus, ma Cosma non era mai rimasta veramente sola.

A casa sua era un andirivieni, un viavai di figli (3), nipoti (7), parenti e amici assortiti – tra i quali una signora spagnola ed un vecchio ebreo – più una schiera di fedeli di San Francesco di Paola. Prima che il mondo diventasse una specie di lazzaretto, tutti gustavano caffe’ e pettegolezzi, inciuciando a quattr’occhi, faccia a faccia.

Ora Cosma, come tanti altri nella sua identica situazione, non ha contatti umani. Anche a guardare dalla finestra è inutile, non passa neanche un’anima. Quando sente un’auto entrare nel vialetto, per un attimo spera nell’impossibile, offrire mano a mano una tazzulella e cafe’. Invece e’ uno dei figli, o dei nipoti, che fa ciao con la mano senza scendere o abbassare il finestrino, mentre le chiede via cellulare: “Nonna, come stai, resisti, passerà e verremo di nuovo a gustare il tuo caffe’”.

“Io resisto – risponde Cosma, e cos’altro posso fare se non resistere. La faccio pregando che tutto finisca al più presto, possibilmente prima di maggio, il mese del rosario. Per anni lo abbiamo recitato in gruppo, a casa di una o dell’altra, a turno, tutte assieme. Ora dovrò farlo da sola, come d’altronde ho sempre fatto in vita mia. Il santo rosario e’ sempre quello, da sola o in compagnia. Ma in compagnia è meglio, la voce è più forte e arriva più chiara al Signore”.

La mia solitudine, invece, è un po’ diversa da quella di Cosma. Per quanto riguarda il soprascritto sono agli arresti domiciliari con una compagna di cella (si fa per dire), la signora moglie. Con la quale, di tanto in tanto ci scazziamo leggermente, stando attenti a non esagerare. Perché stare 24 ore su 24, 7 giorni su 7, sempre gomito a gomito, fa salire il termometro del nervosismo. Capita anche a voi, o no?

Quando sono cazziato per aver fatto, o non fatto, questo e quello, vado in giardino per farmi passare il nervoso e ci riesco riguardando una caricatura disegnata da Sofia la nipotina di 11 anni. Non e’ il disegno la parte più importante, ma le due frasi scritte: From Sofia to nonno, lets grow old together. Ogni volta che leggo ”invecchiamo insieme”, il cuore mi si scioglie.

*Signore e signori oltre i 70, statevene belli e calmi in casa. Io lo sto facendo, nella speranza che sta fetenzia se ve vada da dove è venuta.