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Lavoratori senza documenti: “Passo doble” di Hussen

Lavoratori senza documenti: “Passo doble” di Hussen

TORONTO – Il Governo del Canada ha recentemente annunciato il suo piano triennale per l’Immigrazione. 
La proposta dovrebbe favorire “il permesso di Residenza Permanente” a un milione di persone che desiderano “diventare canadesi”, dietro la presentazione di una domanda accettabile, che attesti la loro capacità ad integrarsi con successo nel nostro paese.
Nel 2017, per esempio – come illustrato in un grafico realizzato dal nostro Francesco Veronesi, nell’edizione del 9 aprile scorso – il ministro per l’Immigrazione, i Rifugiati e la Cittadinanza ha rilasciato la Residenza Permanente a 286mila richiedenti.
ll Canada se ne aspetta (o spera?) altri 600mila circa, nei prossimi due anni, per soddisfare la domanda del mercato del lavoro nell’ambito di un economia in espansione. E forse questa cifra è troppo piccola. 
Da dove il Canada “importerà” un milione di altri richiedenti? Ci sarà un reclutamento o si aspetterà semplicemente che le "orde" presentino domanda? È il dibattito politico, al quale gli articoli di Veronesi sull’immigrazione, hanno invitato pubblicamente negli ultimi quattro anni. 
È un dibattito duro, che innesca sempre discussioni su “qualità e quantità”, “esclusione contro inclusione”. Ci si sorprenderebbe su chi è “escluso” (vedi gli italiani); ma questo è un altro argomento, per il quale è importante sottolineare che qualcuno ha già iniziato a mostrare le evidenze e "il superamento dei limiti".
Nel mezzo c’è un milione di “non-richiedenti”. Comunemente sono chiamati “lavoratori senza documenti” (UW) ironicamente battezzati “lavoratori fantasma”, da un datore di lavoro nell’industria edilizia, ad un incontro al quale ho partecipato nell’autunno scorso, quei “non richiedenti” sono già ben inseriti nel nostro mercato. 
Eppure il fenomeno degli UW non è compreso dai responsabili delle regole e i “progettisti del processo” burocratico di controllo e di scelta. 
Ma ormai tutti sanno che gli UW sono già qui. Diverse municipalità nel Golden Horseshoe si sono proclamate “Città Santuario” per impedire al governo federale di respingerli.
La cifra di un milione è stata resa ufficiale dai deputati provinciali Peter Fonseca (Mississauga East-Cooksville) e Sonia Sidhu (Brampton-South), co-presidenti del Comitato Liberale per l’Immigrazione, citando funzionari dipartimentali come fonti autorevoli. 
É un grande numero – tre volte la quantità di persone che vive nell’intera città di Vaughan. Difficile da passare inosservata. Ancora più difficile da ignorare. Immaginarsi l’incubo dal punto di vista logistico e umanitario di respingere la popolazione delle intere città di Vaughan e Markham messe insieme, se si dovesse “espatriare” lo stesso numero di persone che il governo ora dice di voler "importare".
Che disastro economico sta per accadere. Tutto per il puntiglio di compilare le giuste domande nel posto giusto, secondo i criteri che hanno un significato solo per chi non si rende conto dei bisogni del mercato. Perché invece non affrontare il problema in maniera proattiva?
In una lettera del 9 aprile scorso, il ministro per la Pubblica Sicurezza e Protezione Civile, Ralph Goodale, indirizzata a Manuel Alexandre (Presidente dell’Undocumented Workers Committee) la questione è stata sintetizzata semplicemente come un problema di “rilascio dello status e risoluzione dello status”.
Il suo ex collega, John McCallum, Ministro per l’Immigrazione, nel 2016 aveva autorizzato i deputati del caucus Fonseca, Sidhu ed altri a collaborare con l’associazione di Alexandre per la promozione di un "progetto pilota" con l’intento di risolvere la questione dei "visti scaduti".
Non c’è nulla di “pilota” o di innovativo nell’idea, né da parte dell’autorità nell’impegnarsi  per lo sviluppo di un "modello" di lavoro con il quale il Canada rilascerà lo stato di Residente Permanente a nessuno, inclusi gli UW già qui. Le uniche preoccupazioni riguardano la sicurezza e la criminalità.
Il ministro Goodale, un avvocato, è il Decano di Gabinetto (solo un altro parlamentare ha così tanti anni di servizio in Parlamento quanto lui). Goodale ha risposto alla richiesta di chiarezza manifestata da Alexandre, confermando che "il ministro per l’Immigrazione, i Rifugiati e la Cittadinanza, (ora Ahmed Hussen) ha l’ “autorità di rilasciare il permesso di residente permanente all’interno del Canada, per motivi umanitari e compassionevoli”.
Se ne era reso conto chiaramente John McCallum. Aveva detto ai suoi colleghi di “darsi da fare”. Il ministro Goodale ha in seguito precisato che il suo collega di gabinetto ha “l’autorità legislativa di creare categorie di politica pubblica, per domande permanenti da considerare all’interno del Canada”.
In altre parole, Manuel Alexandre, la promessa che il ministro per l’Immigrazione ha fatto su un progetto pilota, un modello, una proposta, una categoria o una in-Canada class, per esaminare le domande di persone delle quali lei si interessa, è fondata sui fatti e sulla legge. Dal momento in cui il ministro rende noto il suo intento (dà delle direzioni) ciò è già il “progetto”.
Se l’attuale ministro vuole ribaltare l’impegno del suo predecessore, è una sua prerogativa. Ma non può pretendere che i suoi accoliti possano mandarla giù interamente e ora negare l’esistenza del programma. Servirà solo ad aggravare il problema che il suo predecessore stava provando di risolvere.
Probabilmente, in qualche modo, potrebbe trovare una giustificazione. Ma la sua contromarcia finirebbe per scatenare “campagne di denigrazione” e “massacri della personalità” contro coloro che hanno considerato seriamente e meticolosamente gli impegni del ministro precedente, cercando di metterli in atto.
Il ministro Hussen vuole forse concentrarsi sui Rifugiati e la Deportazione.
In tal caso, il ministro Goodale offre un sottile suggerimento: coloro i quali hanno ricevuto un ordine di espulsione dovrebbero sapere che sia lui che il ministro Hussen hanno “l’autorità di trattenere le espulsioni”.
(continua)
 
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