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La grande menzogna nella politica dell’immigrazione

La grande menzogna nella politica dell’immigrazione

TORONTO – Il Ministero canadese dell’Immigrazione è un proverbiale campo minato per ogni ministro che accetta il compito di esserne a capo.
Da una parte, la burocrazia nutre il sistema e controlla le procedure secondo la sua visione delle necessità del Canada nel presente e per il futuro. 
Dall’altra, l’Ufficio del Primo Ministro sviluppa il sistema e interviene nel processo di raggiungere i suoi obiettivi politici immediati.
Povero ministro. A volte lui/lei riesce negli intenti, ma ciò richiede un contatto stretto con il Primo Ministro o l’indifferenza di quest’ultimo. Entrambe le circostanze sono rare.
Quando però capitano, gli interessi nazionali del Canada sono spesso evidenti: gli sforzi di Laurier-Sifton nel voler popolare l’Ovest all’inizio del ventesimo secolo e quelli di St. Laurent (e Diefenbaker) insieme a diversi Ministri dell’Immigrazione, subito dopo la Seconda Guerra mondiale, nell’occuparsi delle fabbriche e dei programmi per le infrastrutture nell’ambito delle politiche per l’industrializzazione del Canada.
Ciò che non è né raro e né unico, è la pletora di “programmi pilota” ideati da varie Amministrazioni e Ministri per risolvere le disfunzioni normative e procedurali quando il sistema immigratorio “si intasa”.
Quello di cui hanno bisogno questi “piloti” è la volontà politica (gli “attributi”) per realizzarli,  il coraggio di sceglierne uno, o alcuni e modificare il processo per portarli a termine.
Un caso in questione: l’ex Ministro McCallum ha istituito un “pilota” per risolvere il dilemma socio-economico del fenomeno dei lavoratori con Visti scaduti/clandestini. “Esperti” nel campo e funzionari del (ex) Dipartimento delle Risorse Umane hanno stabilito che la cifra di questi clandestini sia di un milione, 500mila solo nella GHTA!
Essenzialmente Mc Callum ha chiesto aiuto ad alcuni colleghi del suo caucus (i deputati Peter Fonseca, Sonia Sidhu, Julie Dzerowicz, Peter May ed il gruppo parlamentare per l’Immigrazione che include, tra gli altri, gli onorevoli Judy Sgro, Francesco Sorbara e Marco Mendicino. Il loro compito sarebbe stato quello di invitare più persone possibili, tra i coinvolti, a presentare le documentazioni attraverso i loro uffici e non i canali usuali della burocrazia. Senza però nessuna garanzia o protezione.
In altre parole, fare in modo che “i lavoratori fantasmi” venissero allo scoperto, auto-identificandosi. Lascio immaginare al lettore le conseguenze.
Le industrie edili, della ristrutturazione, della ristorazione e dell’ospitalità e il personale di servizio chiedono a gran voce operai che definiscono competenti, condizione necessaria per l’impiego.
Service Canada ed Immigration Canada non sono capaci di trovare i lavoratori richiesti per loro, ma non autorizza i datori di lavoro a provvedere da se stessi.
Molti non possono impegnarsi in progetti che non riuscirebbero a realizzare; i costruttori devono o stare fermi sulle loro proprietà o pagare un premio per attirare lavoratori da altre ditte. Non c’è nessun guadagno, mentre c’è un aumento di costi insostenibile.
Un irrascibile Ministro dell’Immigrazione è concentrato in progetti pilota destinati ad accogliere più lavoratori agrari e più studenti con visto, prevelentemente nelle province atlantiche del Canada. Ha anche il tempo, il denaro e i “piloti” da spendere per il rilascio di quei richiedenti falliti dello stato di rifugiato, detenuti in campi israeliani.
Quest’ultimo “pilota” è già uno dei tanti conosciuti, cioè trovare sponsors in Canada che “condividerebbero il peso” e aiuterebbero nel processo d’integrazione. È ciò che le chiese, i parrocchiani e datori di lavoro volenterosi di aiutare già hanno fatto.
I titolari vogliono continuare a farlo con i loro operai che hanno assunto “in nero” per sopravvivere. Ma il Ministro Hussen non è interessato.
Peggio, sembra abbia fatto passi indietro rispetto alle iniziative del suo predecessore e obbligato i suoi colleghi a dichiarare l’inesistenza di tale programma pilota. Ed ancora peggio, appare insensibile al danno personale che infligge a quei Richiedenti che hanno avuto fiducia in lui.
Politici provinciali indubbiamente frustrati, come l’onorevole Christina Martins, hanno fatto richiesta pubblicamente di indulto, in reazione all’insensibilità del Ministro Hussen. 
La sua collega, il Ministro Laura Albanese, un po’ più moderata, sostiene ancora la pressione che vede l’applicazione di modelli come quello che la sua controparte federale sta utilizzando verso i detenuti in Israele.
Intanto, i parlamentari federali hanno iniziato a “bersela” riversando tutta la colpa su avvocati e consulenti, come se il loro operato avesse creato una carenza di manodopera. 
“Medico, cura te stesso”.
 
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