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L’UWC continua a lottare per i suoi affiliati

L’UWC continua a lottare per i suoi affiliati

TORONTO – L’incontro programmato per chiarire equivoci, disinformazioni di qualsiasi tipo, sui “progetti pilota” dal ministero per l’Immigrazione e i Rifugiati del Canada, non si è svolto fluidamente come si sperava, mercoledì scorso, ma il Comitato dei Lavoratori senza Documento (UWC) ha lanciato il suo messaggio.
Efficacemente l’UWC ha presentato materiale video, tracce audio e scambio di email con il ministero dell’Immigrazione, negli ultimi 18 mesi, riferendosi ripetutamente all’esistenza di un progetto pilota atto a “regolarizzare” coloro con visti scaduti. Quindi il Programma esiste.
L’UWC è un gruppo lobbistico volontario dedito a portare in uno “status regolare” i suoi affiliati i quali si trovano in questo paese con le loro famiglie, sono integrati, lavorano, pagano le tasse (e nella maggior parte dei casi) sono responsabili per attività economiche che generano impieghi e servizi ai cittadini canadesi e ai residenti permanenti.
L’attuale ministro Ahmed Hussen – egli stesso un ex rifugiato che ha deliberatamente ammesso di aver vissuto in Canada per quattro anni senza documenti che attestassero la sua identità, per non dire “legittimità”  – ora ha contraddetto se stesso, pubblicamente, negando l’esistenza di tale programma.
E comunque, come la corrispondenza resa pubblica dalle evidenze dell’UWC, anche il ministro responsabile per i Servizi delle Agenzie doganali canadesi (CBSA) ricorda a tutti che il ministro Hussen ha l’autorità legislativa di concedere lo status (residenza permanente o cittadinanza), e quel programma –in Canada class – è attualmente disponibile a lui per tale scopo.
Si potrebbe dedurre – grazie al ministro dei CBSA, Goodale – che il ministro Hussen sta mettendo alla prova la pazienza dei suoi colleghi di gabinetto. Dopotutto, secondo il personale dipartimentale di Hussen, ci sono un milione di residenti in Canada che necessitano di regolarizzare il loro status.
Dev’essere questo il motivo che avrà spinto il deputato federale Peter Fonseca a rilasciare una lunga ed entusiastica intervista in portoghese a OMNI TV, nel 2017, esaltando i meriti del “progetto pilota” – incoraggiando gli spettatori (e l’UWC) a radunare il maggior numero possibile di richiedenti per la compilazione di domande tramite il suo ufficio. Strano, ma da una registrazione di quell’intervista, resa nota ai partecipanti dell’incontro mercoledì scorso, quella era una procedura preferita dal governo.
Povero Fonseca. Qualcuno gli avrà fatto mancare la terra sotto i piedi.
Anche lui ora nega l’esistenza di tale programma. Il ministro Goodale invece ricorda a tutti che esiste. Se la struttura affinchè possa funzionare a pieno non è stata ancora sperimentata, non è colpa di Fonseca. E non possono essere incolpati neanche i richiedenti che lo hanno seguito, compilando meticolosamente le domande tramite il suo ufficio o quello di altri parlamentari. Ma non possono certamente essere abbandonati sul ciglio della strada.
È chiaro che il loro ministro non crede più che i lavoratori senza documenti meritino la sua attenzione. Preferisce concentrarsi nell’incontrare e ascoltare Haitiani e Nigeriani residenti negli Stati Uniti, che sono stanchi della presidenza Trump e vogliono oltrepassare i confini illegalmente, alcuni senza documenti.
Avrà il sostegno del suo governo, o per lo meno quello dell’ufficio del Primo Ministro (PMO). Se la sua valutazione sul numero dei lavoratori senza documenti – un milione – è accurata, beh allora, il governo incorrerà in spese enormi per espatriarli.
L’ultima stima sui costi previsti dai CBSA per espellere gli “illegali” è di 5.000 dollari a persona. Cioè una cifra di 5 miliardi di dollari che grava sul tesoro e 54 miliardi di dollari che andrebbero a colpire immediatamente l’economia per la rimozione di contribuenti al PIL (pro capite), senza contare le fratture conseguenti.
Nel frattempo, tattiche discutibili, controproducenti e francamente divisorie, messe in atto per creare confusione, attraverso insinuazioni e accuse di conflitto d’interesse, evidenziano maggiormente l’incapacità del ministro nell’occuparsi della pratica, piuttosto che dell’impegno dell’UWC a risolvere una questione insostenibile che sta divorando la credibilità del governo.
Questo è quanto emerso dalla “documentazione” presentata mercoledì sera.
 
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