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Insalata mista all’italiana, il Bel Paese dovrebbe imitare

Insalata mista all’italiana, il Bel Paese dovrebbe imitare

Com’è il mare?, chiede il professor emeritus. La risposta canzonatoria – il mare è bagnato e salato – stabilisce il tema allegro, il lietmotiv, della vacanza lampo (10 giorni) della combriccola scappata dal clima frizzantino di Toronto per cercare sole e calore laddove la neve si vede soltanto in cartolina.

I compagni di merenda sulla sabbia hanno la testa pesante e quadrata, nel senso che non parlano tanto per parlare e, generalmente, fanno senso sia si tratti di argomenti seriosi e che di frivolezze come dare un voto ai bikini, oppure all’arrosto di capretto.

La combriccola in questione – sei uomini e due donne – è una specie di insalata mista all’italiana, che dimostra come si può andare d’amore e d’accordo anche tra coloro che nel Bel Paese sarebbero divisi da geografia, discriminazione, fanatismo, intolleranza, ignoranza, coglionaggine e via discorrendo.

Nell’insalata mista all’italiana c’è anche un elemento “straniero”, il tocco esotico della combriccola, che non ha pregiudizi di alcun genere, e che qui vi presento: 1) Odoardo Di Santo, ex Onorevole, abruzzese. 2) Elio Costa, ex docente universitario, friulano 3) Joseph Baglieri, avvocato, siciliano. 4) Maria Baglieri, ex insegnante, calabrese. 5) Saeeda Bhura, pensionata, pakistana. 6) Poi ci sarei io, scribacchino imbrattafogli, quasi napoletano e campano doc.

In spiaggia, spogliati dell’identità seria, ogni compagno di merenda si rilassa in modo diverso.

Di Santo, per esempio, sembra un vecchio parroco di campagna, umile, senza pretese, predica buonismo a tappeto e pontifica agitando al cielo l’indice dalla mano destra. Più si accalora, più l’indice disegna arabeschi nell’aria.

Il professor Costa, da parte sua, spesso è assorto in pensieri altolocati, retaggio di una statura e di una vita intesa. A volte è melodrammatico, quasi petulante, ma gli passa subito. Inoltre, è l’unico compagno di merenda in mare, visto che nuota quasi come un pesce anche dove l’acqua è alta.

Joe Baglieri, indossa molti cappelli, per usare una frase idiomatica inglese. Joe è siciliano di Pachino, è avvocato, è intermediario per mutui ipotecari, si è battuto e si batte pro Columbus Centre. In albergo svolge funzioni di troubleshooter per tutta la combriccola. Cammina come un marciatore professionista, ogni giorno si “mangia” sabbia per una decina di km. Amante degli animali, Joe ha il carattere di un cane giocherellone come il golden retriever ed una mascella da bulldog per ben azzannare i numeri dei “morgheggi”.

La signora Baglieri, battezzata Maria, diventata Mary, mentre Joe usa il vezzeggiativo alla francese, Marie. L’ex insegnante è una calabrese atipica, nel senso che è bionda e riccioluta naturale, ha la pelle bianca refrattaria al sole. Come il marito ha un sorriso e una personalità smagliante, come il marito macina sabbia e chilometri in spiaggia, sempre protetta dal sole da occhiali scuri e cappellone a tese larghe.

La pakistana Saeeda è come uno sbu.o di fumo, ora c’è, ora non c’è, scompare silenziosamente particolarmente quando tra di noi si chiacchiera nella lingua lavata dal compare che, da vivo, fece un viaggetto dall’aldiquà all’aldilà, e ritornò raccontandolo in quel “poemetto” dove la Commedia è Divina, o viceversa. Per quanto riguarda me personalmente, ci tengo a precisare che, contrariamente a come mi ha disegnato quel briccone di Ynot, non sono di taglia 3X, ma due più.

Sulla sabbia ho camminato anch’io: dalla capanna al mare, si è no dieci metri. Ma l’ho fatto almeno cinque volte al giorno, come un baccalà a mollo. La spiaggia era perfetta, bianca, lunga, diritta. La temperatura godibile e senza umidità. Il mare aveva molte sfumature di blu e non era mai versione tavola piatta. Generalmente era “incazzatello” per il venticello ma sempre nuotabile e godibile specialmente per signore e signorine che squittivano con gridolini di finto terrore quando si offrivano alle onde.

C’era moltissima gente, perlopiù di mezza età. Pancette e pancioni erano unisex, comuni a tutti gli adoratori del sole. Sarà come sarà, ma in spiaggia si sono intraviste soltanto un paio di donnine senza la parte superiore del bikini. Due su cinquemila, o quasi. Come a dire che questa parte del mondo è diversa dal Bel Paese sulle cui spiagge i seni al vento sono la norma, non l’eccezione. A proposito, stavolta non ho incontrato nessuno che mi ha definito “ex italiano”.

Come nel Bel Paese, anche nell’isola scoperta dal piccione viaggiatore genovese, signoreggiano i “vu’ cumprà’”. Passano veloci tra ombrelloni e sdraio, offrono sottovoce cianfrusaglie varie ma basta scuotere la testa per mandarli a ricerca di altri piccioni da spennare. Consumare i pasti lo si poteva in riva al mare, dalle 8 del mattino alle otto di sera.

Poi si cenava in ristorante tipo buffet che offriva le solite pietanze vacanziere, niente di eccezionale ma di fame non si moriva. Anche in questa circostanza è apparso chiaro che a lasciare la mancia di qualche dollaro erano quasi esclusivamente gli italici del Canada. Due dollari alla donna che riordinava la stanza garantivano asciugamani freschi in abbondanza e mini-fridge sempre zeppo di birra, acqua e coca-cola.

Grosso modo la vacanza è andata bene se non proprio benissimo. Con una sola eccezione. Nel ritornare abbiamo scoperto che Westjet ha due pesi e due misure, nascondendo tra le righe spese extra. La compagnia canadese, infatti fa pagare 60 (sessanta) dollari per prenotare il posto nel volo di andata, e 30 (trenta) per una valigia.

Al ritorno, per la stessa valigia, il prezzo estorto è di 30 dollari, questa volta americani, e la compagnia non fornisce spiegazioni sulla disparità del prezzo. Attenzione, dunque, se andate in vacanza chiedete spiegazioni e portate un po’ di cash extra Io personalmente non volerò mai più Westjet.

Nelle foto, da a sinistra, Elio Costa, Saeeda Bhura, Nicola Sparano, Odoardo Di Santo, Joe e Maria Baglieri; i quattro compagni di merenda in versione relax.

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