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In campo ci vanno col reggiseno, ossia con lo sports bra

In campo ci vanno col reggiseno, ossia con lo sports bra

TORONTO – Cosa diavolo è quella specie di reggipetto che hanno i calciatori sotto la maglia?

La domanda è lecita visto che ora va di moda tra i pedatori, gli assi o scartine che siano.

Il marchingeno si chiama “sport bra” (o Gps sport).

A Toronto lo indossava anche quella Formica Atomica che ora sta succhiando petrodollari dalla sabbia dell’Arabia.

La prima volta che il reggiseno fece la sua comparsa in una partita di calcio fu nel corso del mondiale femminile del 1999.

In quella circostanza fu un reggipetto vero, nero e molto aderente, quello con il quale la bomber americana Brady Chastain (nella foto a centro) fece spalancare gli occhi al mondo, guadagnanosi anche le prima pagine di riviste specializzate come Sports Illustrated, Newskeeek e Time.

Il parziale spogliarello in campo fu un gesto naturale, copiato dai colleghi maschi, i quali, dopo un gol, esultano sfilandosi la maglia.

La Brady festeggiò in quel modo il gol con il quale gli Usa sconfissero la Cina e si presero il primo mondiale della loro storia.

Da allora la “moda” ha preso piede, anche in campo maschile ma per ragioni diverse da quelle estetiche.

Il “reggiseno” degli uomini è una specie di canottiere aderente contenente un sistema Gps sulla parte alta della schiena che registra tutto quello che un calciatore fa in campo, quante volte scatta, quante volte corre, che veolcità massima raggiunge, i battiti cardiaci, le pause.

Uno dei primi a sperimentare la canottiere speciale fu nientedimeno Ibra (foto a sinistra) ai tempi in cui vestiva la maglia del Manchester United.

Ibra fece da cavia al marchingeno, dandosi probabilmente la zappa sui piedi perchè poco dopo Mourinho lo mise su un areo diretto a Los Angeles.

Lo strumento sperimentato dall’attuale king di Los Angeles, ora è utilizzato a destra e a manca, grazie al collegamento satellitare, riesce a registrare e visualizzare in tempo reale gli spostamenti, le accelerazioni, i cambi di direzione, le decelerazioni, il numero degli impatti con la palla, con il terreno o con altri giocatori, integrando tutti i dati con i valori della frequenza cardiaca.

I dati sono poi valutati dallo staff per pianificare gli obiettivi tattici, tecnici e clinici dei singoli.

Nel caso di Ibra, il GPS provò che correva poco e male, ergo bye bye Europa e ciao America. In Italia il primo a chiedere, ed ottenere, il sistema GPS in Serie A fu Montella quando era allenatore della Roma e tutti sappiamo che l’Aeroplanino non beneficiò dei dati, visto che fu cacciato in malo modo. Non è dato di sapere quali società italiane utilizzano lo “sports bra”. E chi lo fa non si sbottona sui dati ricavati dal campo specialmente quelli relativi alla velocità di ogni titolare.

Se le “nostre” velocità fossero disponibili, un raffronto con quelle inglesi sarebbe, parafrasano Ibra, come Fiat che corrono contro le Ferrari.

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