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Immigrazione: Italiani in Canada, le porte sono ancora chiuse

Immigrazione: Italiani in Canada, le porte sono ancora chiuse

TORONTO – L’immigrazione italiana in Canada subisce una nuova pesante battuta d’arresto. Cambiano le maggioranze in parlamento, muta il colore politico del governo in carica, ma il risultato non cambia. Il sistema dell’immigrazione canadese, farraginoso e ricco di ostacoli, continua ad essere prigioniero di quel meccanismo – l’Express Entry – introdotto dal governo Harper che l’esecutivo guidato da Justin Trudeau non è riuscito a cambiare, o non ha avuto la forza politica di farlo. Il Corriere Canadese ha ottenuto dal Ministero federale dell’Immigrazione, della Cittadinanza e dei Rifugiati i dati relativi alle permanent resident card concesse dal governo nell’ultimo triennio, con i numeri del 2017 fermi ancora allo scorso agosto. 
Le statistiche sono impietose, almeno per quanto riguarda gli italiani. Dal 2015 allo scorso agosto hanno ottenuto la residenza in Canada 767.025 cittadini stranieri. Di questi, appena 2.535 sono italiani. Nel 2015 è stata concessa la Pr Card a 830 italiani, cifra che sale a quota 980 nel 2016 e si ferma a 725 nell’anno in corso. 
E se i numeri totali già rendono l’idea, sono le percentuali a delineare uno scenario desolante e pieno di zone d’ombra. Nel triennio preso in esame dal ministero dell’Immigrazione, gli italiani che hanno ottenuto la residenza in Canada rappresentano solamente lo 0,33 per cento del totale. Nel 2015 erano lo 0,30 per cento, nel 2016 si è saliti allo 0,33 per cento, per poi giungere al picco del 2017, con lo 0,36 per cento.
 Nell’ultimo triennio a guidare la classifica sono ancora le Filippine, con un totale di quasi 123mila Pr Card (16 per cento del totale), seguite dall’India (111mila, pari al 14 per cento) e dalla Cina a quota 68mila.
Appena fuori dal podio troviamo la Siria – anche se in questo caso siamo di fronte alla quasi totalità di permanent resident concesse con lo status di rifugiati – a 53.890, quindi Pakistan (quasi 28mila), Stati Uniti (22mila), Iran (18mila) e Francia (17mila).
L’Italia, in questa speciale classifica, si trova al 48° posto, preceduta tra gli altri da Corea del Sud, Afghanistan, Bangladesh, Eritrea, Haiti, Tunisia, Costa d’Avorio, Libano, Sud Africa, Hong Kong e Polonia.
Il ministro dell’Immigrazione Ahmed Hussen, la scorsa settimana, con la presentazione del nuovo piano sull’immigrazione del governo, ha fissato degli obiettivi ambiziosi per il prossimo triennio: arrivare a un milione di immigrati entro il 2020. Sarebbe il caso di allentare i cordoni dei requisiti linguistici per permettere un aumento progressivo degli arrivi dall’Italia.
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