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Il sorcio ha sbagliato, il Cardinale sta ammucciato

Il sorcio ha sbagliato, il Cardinale sta ammucciato

TORONTO – Se mi capita a tiro il sorcio extralarge che passa per marmotta gli tiro i peli dei baffi, uno per uno.

Il due febbraio scorso Willy predisse che la primavera sarebbe arrivata presto. Invece siamo qui, a metà di aprile, che ancora aspettiamo. Non fa un freddo cane, ma di questi tempi ci dovrebbero essere almeno i fiori sugli alberi di cerase o di percoche, ciliegie e albicocche per coloro che non afferrassero il napoletano.

E per strada si dovrebbe intravedere qualche minigonna. Invece niente, nulla, nada, manco pà capa.

Gli alberi sono sempre nudi, la terra è ancora troppo fredda per zapparla. Ed è per questo che non s’è ancora visto l’uccello…quello che vola, quello che vola. Il volatile in questione sarebbe il Cardinale Rosso.

Naturalmente non parliamo dei monsignori che ancora mettono in testa la “scazzetta”, cioè il berrettino tondo che una volta serviva a coprire la chierica (ma i preti ce l’hanno ancora la chierica ? Boh…).

Il Cardinale Rosso è così battezzato per il colore rosso fuoco delle penne, mentre la “cardinala”, ossia la femmina delle specie, ha un piumaggio tra il grigio ed il marrone.

Quando fa freddo i due uccelletti in questione, chissà dove si ammucciano (nascondere in calabrese), ma appena la temperatura si ammorbidisce, il maschio esce allo scoperto, annuncia la primavera cantando come una volta faceva Lucianone Pavarotti.

Il Cardinale Rojo non canta per cantare, ma perchè madre natura gli impone di mettere su famiglia. Per farlo deve trovare almeno una compagna. La quale, dopo essersi fatta corteggiare, si sottopone alla… perpetuazione della specie.

Combinato l’inguacchio, arrivano tre uova. La Cardinala le cova, il Cardinale le porta colazione, pranzo e cena fintanto che i pulcini schiudono.

A proposito di uova, domenica è Pasqua. La madre di tutte le feste religiose da queste parti si celebra dando ai piccirilli la caccia alle uova nascoste bene, ma non tanto, in casa, o in giardino, se non chiove a zuffunno (a catanielle).

Per i grandicelli e le grandicelle di tutte le età, ci sono uova di cioccolata extra large, panettoni travestiti da colombe e delizie assortite. Scommetto che tutti noi cristiani, e cristiane dal pelo grigio-bianco, abbiamo della Pasqua un ricordo personale e particolare.

Pasqua, per il soprascritto, è sempre la minestra di verdure cotte con carne di maiale che il padre di mio padre, dal quale ho ereditato nome e cognome, pretendeva di avere per primo quando aveva tutta la famiglia riunita, forse eravamo un cinquantina ma non ricordo bene.

La mia Pasqua è anche la pastiera, quella che preparava la buonanima di mia madre. Non mi sono mai scordato quel sapore antico, l’ho ancora sulla punta della lingua.

Buona Pasqua a tutti.

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