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Il premier portoghese per sdoganare i progetti pilota

Il premier portoghese per sdoganare i progetti pilota

TORONTO – Come abbiamo appreso dall’escursione di Justin Trudeau in India, i “viaggi” di stato di un premier sono esercizi di pubbliche relazioni e poco  più. “Selfies”esaltanti e sproporzionati.
Buon per noi se il Canada ha uno dei leader nazionali più giovani e – anche se discutibile – uno dei soggetti più  fotogenici per gli ossessionati delle foto. A volte però, anch’egli può aver bisogno di un piccolo aiuto.
Sembra che il primo ministro canadese abbia l’esigenza (politica), davanti agli obiettivi, di un cenno da parte del premier Costa. O per lo meno ne ha bisogno qualcuno dei suoi deputati che si affidano al voto portoghese in Canada. Stessa cosa per alcuni dei colleghi del Parlamento Provinciale nelle prossime elezioni in Ontario.
Due giorni fa, il premier Trudeau ha accolto Antonio Costa, primo ministro del Portogallo, una nazione mediamente piccola (con una popolazione di 10.3 milioni di unità, circa il 70% dell’Ontario), con la quale manteniamo equilibrati rapporti commerciali bilaterali (810 milioni di dollari nel 2016) sebbene il Portogallo esporti a noi il doppio di quanto noi a loro (553.60 milioni di dollari contro i nostri 257.15). 
Non ci si può aspettare che l’economia rappresentasse la logica per giustificare questa visita. L’incontro “privato” tra i due omologhi è durato in tutto 15 minuti, dopo quanto richiesto dal protocollo e le cerimonie di circostanza. Di cosa avranno parlato?
Il Portogallo ha una lunga storia con il Canada. C’è un’ampia documentazione antica che testimonia come i pescatori portoghesi vi avevano costituito dei villaggi per trasformare il merluzzo in baccalà, per il mercato europeo, prima ancora che Giovanni Caboto scoprisse Terranova, il Newfoundland, per Enrico VII, re d’Inghilterra, nel 1497.
Il primo postino ufficiale della New France (Canada) fu, di fatto, un portoghese, Pedro da Silva, che venne riconosciuto come tale nel 1705. In suo ricordo nel 2003 è stato emesso un francobollo per celebrare il 50mo anniversario del primo sbarco ufficiale di immigranti portoghesi.
Alla base della visita c’è in effetti un problema sull’immigrazione. L’Onorevole Costa è venuto per firmare un accordo bilaterale per aumentare il numero di Visti Vacanza/Lavoro disponibile ai cittadini del Portogallo. Il proverbiale “contentino” per mettere a  tacere le voci di protesta tra i portoghesi, secondo i quali le porte del Canada risultano chiuse per essi e gli altri cittadini dell’Europa meridionale.
Nel 2017 solo un insignificante quarto di un centesimo (0.27%) del totale di Residenze Permanenti sono state concesse ai portoghesi. Ironicamente, l’attuale ministro per i Rifugiati e l’Immigrazione, Ahmed Hussen (egli stesso un ex rifugiato) è più preoccupato sulla “corretta compilazione delle domande” e per i potenziali “rifugiati” che cercano di arrivare attraverso Israele o gli USA. Nel distretto che rappresenta, il suo successo elettorale dipende dai consensi dei portoghesi e degli italiani.
Per i migranti portoghesi l’immigrazione riguarda il diritto alla mobilità della mano d’opera . Ma anche – come esseri umani – il diritto di essere accolti in un paese dove lavorano e crescono le loro famiglie. Pagano le tasse, rispettano le leggi e contribuiscono alla crescita economica e sociale della nazione. Anche se hanno un visto scaduto.
Esiste sotto le leggi sull’Immigrazione (IRPA) un emendamento “in Canada Class”, per sistemare questo fenomeno. La stessa legge autorizza il ministro a rilasciare lo “status”. L’ex ministro McCallum ne era al corrente e aveva creato un “Progetto Pilota”  per risolvere specificatamente ciò che era ed è diventato oggetto socio-economico di imbarazzo per il governo canadese.
Ed ora a questa lista si aggiunge anche un certo irritamento politico, elettorale e internazionale. Almeno cinque parlamentari federali a Toronto, Brampton e Mississauga dipendono dai voti dei portoghesi, compresi Peter Fonseca e Julie Dzerowicz. Il ministro Hussen li ha appesi fuori ad essiccare come il “baccalà”, allontanandosi dal progetto pilota per regolarizzare i lavoratori senza documenti.
Il problema non è sconosciuto alle autorità consolari locali del Portogallo. Queste non fanno altro che ripetere un ritornello intriso di pungente ironia che suona pressappoco così: ci sono solo 55mila lavoratori senza documento che sono portoghesi – concentrati sulla parola lavoratori.
Due deputati federali del parlamento portoghese hanno presentato una lettera, una mozione, un’elaborato parlamentare, una domanda in cinque parti, chiedendo all’onorevole Costa di sollevare con la sua controparte, l’onorevole Trudeau – durante la sua visita –  i problemi dei livelli sull’Immigrazione e la situazione dei lavoratori senza documento.
I deputati provinciali Christina Martins e Charles Sousa devono sicuramente sperare in una svolta. Altrettanto il ministro Laura Albanese, loro collega e alleata, deputata provinciale.
Il ministro Hussen, dal canto suo, sembra inconsapevole delle istanze dei suoi cugini provinciali e delle richieste dell’Associazione per i Lavoratori senza documento (UWC) per la reintigrazione del progetto pilota. Avrebbe dovuto accelerare il “processo di normalizzazione e regolarizzazione” per coloro già in Canada senza status.
Ma la sua mente è altrove. 
 
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