CorrCan Media Group

Il festeggiato è stato spolpato in compagnia

Il festeggiato è stato spolpato in compagnia

ll tempo è bello anche se un tantino frizzantello, le foglie un’orgia di colori – giallo, rosso, marrone – la parentela è numerosa, allegra e affamata.

Una volta l’anno ci si ferma per ringraziare,thanks very much. Da qualche anno lo facciamo all’aperto, in riva ad un lago piccolo, ma non tanto, laddove una volta i pellerossa campavano sbafanodosi pesce, granturco e tacchino.

A proposito, il “festeggiato” è a capotavola. Sopra, non sotto. Con lui, uno a destra, l’altro a sinistra, sono presenti due suoi compagni di merenda, meschini e sventurati: un maiale imporchettato e una pecorella arrosto.

La fila per l’abbuata non è ancora formata intorno al ben di Dio che basterebbe a sfamare un esercito, o due.

I grandi del clan si scambiano baci e abbracci. Il cantastorie, meglio conosciuto come Dj, stordisce tutti con una versione di La Calabrisella. I piccirilli fanno allegra ammuina (confusione) correndo tra le cocozze gialle, inventandosi giochi e pazzielle.

La festa è nell’aria. Per tutti, eccetto che per il pennuto, il quale, non si fa capace del perchè il ringraziamento deve avvenire sulla sua pelle.

“Io Festeggiato? Un corno, hazzate. Sono spennato e cucinato in tutte le salse, le mie ossa saranno spolpate, di me non resterà nulla. Secondo voi io sarei il festeggiato?”.

La voce ncazzosa è virtuale, per gli altri non esiste, la sento solo io, probabilmente perchè, per combattere il freddo, mi sono fatto bicchiere, o tre, a stomaco vacante. “Comunque e putroppo – continua il pennuto che fa glo-glo – a me la “festa” la stanno facendo da 500 e passa anni.

La strage programmata per questa camurriata inventata dai Pellegrini, passa inosservata, anzi à benvenuta. Di questi giorni direbbero che è discriminazione razziale, pardon, discriminazione animale.

In ogni caso mi ci sono abituato, a malincuore, ma se uno è nato con una croce se la deve portare”.

“Il tacchino sono io, la festa si fa a nome mio. Ma questi due poveracci che c’entrano?”, si chiede il pennuto. I due summenzionati poveracci sono il maiale e l’agnello, il primo in formato porchetta, il secondo arrostito alla brace.

Sono anche loro sopra la tavola, i poveretti, per caso a qualcuno discrimi tra il pennuto, il porchetto e il baby agnello. Il che non avviene, non c’è discrimazione tra gli aƒamati. In quattro e quattr’otto i tre poveracci sono ridotti all’osso, spolpati e gustati. Ed il peggio deve ancora da venì. Perchè mò vene Natale. È un’altra bella scusa per mettere il tacchino al forno e l’agnello in pentola.

More in Controsport