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Hussen come Kenney: delusioni e tradimenti

Hussen come Kenney: delusioni e tradimenti

TORONTO – E tutt’ad un tratto, l’Immigrazione torna a far parte dell’agenda nazionale, con il governo Trudeau che sta perdendo il suo splendore e il suo ministro per l’immigrazione ora sotto attacco. Non è una sollecitazione partigiana. 
Il Ministro Ahmed Hussen aveva nutrito la percezione che esistesse un “progetto pilota” per mettere in regola i lavoratori clandestini (quelli con permessi di soggiorno scaduti, o con la richiesta di rifugiato respinta ed altri il cui “status” in Canada era in dubbio).
Diversi colleghi della sua stessa compagine – tra questi Peter Fonseca, Sonia Sidhu, Julie Dzerowicz, Francesco Sorbara – e deputati pronviciali, insieme a due sindacati, hanno agito seguendo un suo “apparente consiglio” per incoraggiare attivamente quei lavoratori senza documenti e i loro datori di lavoro a prendere parte al “Programma”. “Abbiate fiducia in me, fidatevi di noi” sembrava essere il messaggio.  I datori di lavoro, che lo scorso ottobre si sono incontrati presso il centro di formazione della Local 27 – un’organizzazione affiliata al governo – avevano espresso scetticismo sul fatto che i loro “operai fantasma” si sarebbero fatti avanti rischiando l’espatrio. Chi avrebbe preso parte ad un sotterfugio così clamoroso è stato chiesto a due funzionari provinciali per l’Immigrazione, il Ministro Albanese e il parlamentare federale Sorbara. Con molta probabilità non certo i titolari che rischierebbero di perdere i loro operai specializzati tanto necessari, a marzo, quando prenderà il via la realizzazione di nuovi progetti edilizi nel settore immobiliare.
“Fidatevi di noi” ha insistito il dipartimento di Hussen; “ci stiamo lavorando”  il messaggio che è stato alimentato ripetutamente. Poi, diversi partecipanti hanno ricevuto ordini di trasferimento. La fiducia diventa discutibile.
Il deputato provinciale Christina Martins, molto legata alla Local 183, ha scritto una lettera criticando il Ministro Hussen e chiedendo un atto di clemenza generale. É una tattica per far pressione (forse influenzata da ragioni elettorali) che non potrebbe essere stata applicata senza il consenso dell’ufficio del Premier.
Dal canto suo, il Ministro Albanese approva che l’Ontario collabori con le controparti a livello federale. Più della metà dei lavoratori senza documenti (circa un milione, secondo i calcoli del dipartimento federale per le Risorse Umane) sono residenti nella GTHA. Quasi 50mila sono operai solo del settore edile, per quanto riferisce un addetto ai lavori.
L’UWC palesemente frustrata, sotto la guida di Manuel Alexandre, sabato scorso ho organizzato una protesta pacifica, alla quale hanno partecipato circa 100 dimostranti, davanti all’ufficio elettorale del ministro Hussen. Gli è stato chiesto di fare la cosa giusta: ufficializzare il processo per la regolarizzazione ed esprimere il suo interessamento a  coloro che devono affrontare il rimpatrio.
È stato domandato ripetutamente di riattivare il Progetto Pilota. Il ministro Hussen ha risposto con una lettera ministeriale, scritta in un linguaggio burocratico contorto, per dire qualcosa incurante, con noia e apatia. Non di certo ciò che si aspettava la UWC, dopo circa due anni di paziente attesa. Manuel Alexandre, cercando di trattenere la sua rabbia, ha ammesso di aver considerato questo tipo di risposta – già dai tempi degli ex ministri dei Conservatori Jason Kenney e Christopher Alexander – come un tradimento della loro personale amicizia e del loro impegno politico.
“È una questione di economia autonoma per il Canada – come si possono lasciare sospesi così tanti lavoratori ben retribuiti e necessari all’industria? – ma si tratta anche di considerazione verso chi produce e non chiede altro che essere residenti permanenti” ha sostenuto il gruppo di protestanti. “Se il Ministro, che è lui stesso un ex rifugiato, ha valutato i fatti, dobbiamo dargli delle lezioni”.
Una di queste comprende una foto dei maggiori componenti del (suo) gruppo: italiani e portoghesi. I loro parenti e amici votano.
Il ministro Hussen ha appena accettato di accelerare le domande di rifugiato da parte di immigranti africani che si stavano recando in Israele. Le autorità di questo paese li stavano rimpatriando perché non li consideravano reali rifugiati, ma semplici emigranti. Si è a conoscenza che 1,795 di essi ora arriveranno in Canada. Nel frattempo il ministro Hussen è impegnato a rimpatriare quelli che si trovano già in terra canadese, che hanno già un lavoro e un sistema di supporto che non costa neanche un centesimo al Canada. “Dov’è la logica in tutto questo?” si è chiesto Manuel Alexandre.
 
 

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