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Fare regali è un’arte che può creare problemi

Fare regali è un’arte che può creare problemi

Mò vene Natale, non tengo Denare, mi Prendo la Pipa e mi Metto a Fumare…. Così si cantava un tempo, quando le vacche erano magre come la gramigna.

Oggi, per fortuna, qualche soldo c’è. Ed allora lo si scialacqua in cose, per lo più superflue, da mettere sotto l’abete.

Io personalmente di persona di regali ne feci uno, ripeto uno, tanti tanti anni fa e finì, ahimè, in lacrime. Ora ci ho riprovato ed è andata quasi peggio. Ma, lasciate che vi racconti partendo da lontanissimo.

I miei rapporti con il compare Nicknon sono mai stati tanto per la quale. Avendo lo stesso nome, mi sarei aspettato un trattamento di favore. Trattamento di favore?, manco pa’ capa, un tubo se preferite.

A Natale era in giro per la terra, in tutt’altre faccende affaccendate. Quando la sua slitta transitava sopra le macerie dello Stivale, ingranava la quarta e tirava diritto. Questo per ordine diretto della Befana.

La strega, zoccolona e stretta di manica, in quei tempi di vacche magre, conseguenza della sciarratina (litigio) mondiale numero due, aveva l’esclusiva del Bel Paese.

I suoi regali li metteva nei…pedalini. I pedalini in questione non erano quelli sui quali si poggiano Vespe e Lambrette, ma i calzini. Quelli appesi al focolare/camino (chi ce lo aveva, altrimenti ogni chiodo era buono) non erano mai grandi abbastanza per contenere regali importanti, come giocattoli di stagnola.

Nel mio pedalino trovavo, cortesia di colei che scopava volando – o se preferite – volava scopando, mezzo chilo di carbone mischiato a cenere, una decina di fichisecchi, una susamella, due torronicini fatti in casa e tre cachi a vaniglia che gli altri si sarebbero scamazzati (appiattiti).

Una volta nella calza trovai anche due bastoni, due, e fui contentissimo. Erano quelli del gioco che dalla mie parti di chiamava “mazza e piuzo” mentre altrove era conosciuto come la Lippa.

L’anno dopo, sorpresa sorpresa, ebbi uno strummolo (trottola) grande e giallastro come una pera di razza “spa-doncina”. Con quello strummolo la Befana raggiunse l’apice della generosità, il non plus ultradella goduria giovanile.

Ma quelli erano altri tempi, ora le cose sono cambiate. Non solo accà, in Canada, ma anche nel Bel Paese.

Il compare vestito di rosso, con la barba bianca e la panza di tre X , nello Stivale ha sbaragliato la concorrenza della stitica megera.

Il perchè Santa abbia vinto lo sapete tutti, innanzitutto perchè si fa festa due volte invece che una. Poi perchè il compare Nick ha la manica larga, non bada a spese ed è generoso al punto da abituare, male con tendenza al peggio,i suoi clienti, piccoli, grandi o mezzo e mezzo che siano.

A volte vorrei essere piccolo di nuovo, per fare e ricevere i regali che si fanno oggi. Ma quel treno è già passato e non fa mai bene alla salute della testa vivere di rimpianti.

Ed allora, torniamo a bomba, cioè al regalo originale. Fu il primo, e fino all’altro ieri l’unico. che feci alla signora moglie.

Eravamo freschi di talamo e comprai ciò che a me sembrò un eccellente servizio di posate, quelle per i futuri pranzi importanti.

Mi aspettavo baci ed abbracci per ringraziemento. Invece arrivò un fiume di lacrime. Poi, ad occhi asciutti, mi resi conto che il regalo lo dovevo fare a lei personalmente, non alla…cucina.

Da quella volta, nada regali, solo una busta con su scritto “comprati quello che desideri”.

Data l’età, comunque, le cose cambiano. Una delle frasi celebri della signora maestra, la buonanima di mia madre, era: “Cambiare idea è prerogativa dei vecchi”.

Stavolta – mi dico – il regalo lo faccio davvero, sotto forma di scarpe rosse, da sera, non con gli stiletti ma col tacco medio.

A Yorkdale, Hudson Bay, reparto calzature donne, mi si avvicina una splendida fanciulla con gli occhi grigio-verdi smeraldo che tradiscono la sua origine afgana.

Sorride la commessa e sussurra cordiale “How can I help you”. Con il suo aiuto trovo il paio di scarpe che cerco, pago il dovuto, e vado via.

Fuori piove, sono circa le sei, nel parking lot si vede poco. Arrivo dove ho posteggiato Genoveffa (tutte le miei auto si chiamano cosi in omaggio ad una compagna di classe che mi faceva copiare i compiti) e quasi mi prende un colpo.

Al posto del Commander c’è un furgoncino sconosciuto. A botta calda non mi allarmo, forse ho sbagliato fila. Ed allora comincio ad andare su e giù il grande parcheggio.

Piove, a terra ci sono pozzanghere, gli occhiali si appannano e fa un freddo cane. Santiando santiando, cerco e ricerco per una mezz’orata.

Provo anche a far scattare l’allarme antimariuoli. Nada, niente sento, nessuna sirena.

Ed allora vado a lamentarmi con un’altra commessa, bionda stavolta, che sorride e mi dice che il negozio ha due entrate mi suggerisce di andare a cercare dall’altra parte.

Aveva ragione, io, stordito, cercavo dall’altra parte. Il regalo doveva essere una sorpresa natalizia.

Invece debbo presentarlo seduta stante per giustificare la lunga assenza che aveva fatto raffreddare la cena.

Lei, la signora moglie, prende le scarpe, le squadra da tutti i lati. Poi mi gela: «Riportale indietro, la misura è sbagliata».

BUON NATALE A TUTTI

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