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England sugli scudi con Archie e il football

England sugli scudi con Archie e il football

TORONTO – Nella vita non si può mai dire, la percezione della realtà può cambiare. Quello che oggi è bianco, domani è nero, o viceversa. Insomma, a me personalmente di persona, gli anglè mi sono sempre stati sui cosiddetti, sempre e comunque.

Ma dalla settimana scorsa ho avuto una preoccupante inversione di tendenza, non tutto il Made in England è garbage, garbiggio all’italiase. Arroganti, superbi, presuntuosi, altezzosi, tracotanti, vanitosi, boriosi, vanagloriosi, megalomani… gli anglè lo sono sempre. E sempre lo resteranno, Brexit docet.

Ma hanno un paio di cosette che non sono male, anzi. 1) Il loro calcio a mille all’ora 2) La telenovela di buonismo reale.

Su entrambi i soggetti avevo un atteggiamento di rifiuto, trattandosi di cose inglesi non erano in cima alla lista di preferenze. Poi ho cambiato idea. Ed ora vi spiego perchè, cominciando dalla famiglia reale che, da quando mi ricordo, è stata sempre al centro di una copertura medianica incredibile.

Nella coccia ho avuto sempre l’impressione che le vicende di Buckingham Palace fossero roba da donnine, trattandosi di pettegolezzi e maldicenze d’alto bordo, cose da commari, isomma. Poi la signora moglie mi ha fatto notare l’ovvio, cioè che la gente è stanca di vedere, o leggere, sempre di stragi, sparatorie, cataclismi e disgrazie assortite.

“Saranno anche pettegolezzi – ha detto – ma almeno mettono di buon umore. Che c’è di più bello di un principino?” Niente, eccetto il nome, forse, ma se l’ha scelto mammà e nonna Betta non si è opposta, ben venga Archibald.

Archibald in italiano sarebbe Arcibaldo. Il nome ha origini tedesche e significa “franco e gagliardo”. Il vezzeggiativo di Archibald è Archie. Un Archie l’ho conosciuto anch’io. Era proprietario di un albergo-casinò a St. Kitts e giocava a jim rummy parlando come una mitragliatrice per non far concentrare l’avversario, ma a volte si confondeva da solo.

Il principino “franco e gagliardo” appena nato non si sa ancora di chi abbia preso. Il padre ha il pelo rosso, la madre ha la pelle scura. Fintanto che non avrà una sorellina continuerà ad essere ovunque e dovunque, giornali, tv, radio e compagnia bella. Finanche Disney gli ha fatto un filmino di auguri, figuratevi. E quando mammà Meghan ha pubblicato in rete la foto dei piedini del principino, in milioni hanno cliccato sull’immagine. Ed erano soltanto i piedini.

Telenovela reale a parte, passiamo al calcio che loro chiamano football. Oggi come oggi l’Europa delle coppe è tutta inglese. Il che è, diamo a Cesare quello che è di Cesare, giusto. Giusto perchè giocano meglio e di più che altrove. Prima era tatticamente scarsetti.

Ora, avendo molti allenatori non inglesi, non sono diventati bravi a preparare le partite. Inoltre i loro ritmi restano altissimi per tutti i 90 minuti. In Germania si corre, in Spagna si corricchia, in Francia peggio.

In Italia, purtroppo, si va avanti a botte di sonno, se vai a fare la pipì durante una partita difficilmente perdi qualcosa di importante. “Quello inglese è un calcio difficile – ha appena detto Sarri – il livello qui è altissimo. Tanti giocatori sono fortissimi a livello individuale, sono portatori di palla eccezionali”.

Quello che Sarri non ha detto è che i portatori di palla non fanno sceneggiate quando qualche avversario li sfiora, non si rotolano come se avessero il ballo di San Vito.

E gli arbitri non fischiano come un convoglio sterminato di treni a vapore. Insomma le partite degli anglè sono un piacere da guardare, un godimento. Sono belle, vibranti, imprevedibili. Sono piene zeppe di conclusioni a rete, di parate, di gol. E non finiscono mai, nel senso che ci danno dentro fino al 90.mo anche se vincono 4-0.

E non si piangono addosso quando perdono giocatori importanti per infortuni. Messi è stato scaraventato giù dal suo altare dal tecnico pazzoide del Liverpool, Klopp, grazie a tre o quattro riserve. Pochettino di nome, Pocettino di pronuncia, ha strappato tutti i petali ai forti ma ingenui tulipani olandesi. Anche nella finale dell’altra coppa ci saranno due inglesi. A dimostrazione che il loro calcio al momento non ha rivali. Only in England, eh.

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