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Cina, mattanza di asini per fare il Viagra

Cina, mattanza di asini per fare il Viagra

Cina, mattanza di asini per fare il Viagra

Sei proprio un asino. Ricordate vero?, così diceva la maestra quando portavamo i calzoncini corti.

L’asino, detto anche ciuccio o sceccu, ha la pelle pregiata. No, non è bella da farci un cappotto, borsette o cinture. La “cotica”dei poveri ciucci vale quattrini perchè viene utilizzata dai cinesi per produrre il cosiddetto “ejiao”.

L’ejiao è la versione antichissima del moderno Viagra che cura anche, a loro dire, insonnia, vertigini, tosse secca e potenziare la virilità.

Di questi tempi parlare di cinesi e di animali significa coronavirus. Quella schifezza che sta appestando il mondo è nata laggiù in un mercato-macello, forse in un pipistrello, forse in un serpente o chissà quale diavolo di sozzeria che portano in tavola.

L’asino no, con il coronavirus non c’entra direttamente. Ma è un esempio lampante di cosa questa gente si inventa nel nome del piacere.

Per produrre la versione cinese del Viagra stanno facendo fuori tutti gli asini del mondo, al momento approssimativamente 44 milioni.

Li comprano, li macellano e li spellano dappertutto. Le carcasse restano in loco, le pelli vanno ai laboratori di fortuna cinesi.

Si stima che siano necessarie 4,8 milioni di pelli di asino per soddisfare la nuova domanda proveniente dalla Cina.

La mattanza raggiunge punte massime nei paesi poveri – Kenia, Ghana, Botswana, Kirghizistan -dove il povero asino vale di più morto che vivo.

Nello Stivale, no. Il Bel Paese i suoi asini se li tiene stretti, a cominciare da quelli bianchi dell’Asinara, glorioso spicchio della splendida Sardegna, dove questi “ainu” sono gloria nazionale.

A proposito di asini del Bel Paese. La buonanima di mio nonno nella sua masseria di famiglia aveva Tripolino. Tripolino era un ciucciofaticatore che tirava il birroccio (carro usato per raggiungere i campi) scorreggiando allegramente specialmente in salita. Dove la strada si fa ripida Tripolino arranca e scandisce si suoi passi ma lo accompagnandosi con una marcia di perete (scorregge) che suona lui stesso, da sotto la coda.

La canzone Se nel nostro sud si piangeva la morte dell’asino (ricordate la famosa canzone Ciuccio beddu?) in America detto ciuccio entra in casa, come un cane, o un gatto. Nel senso che diventa un animale domestico.

Chi si porta un asino in casa non è un cristiano comune ma un omone tutto muscoli che ha alle spalle mille film di avventure ed un mandato da Governatore della California, Arnold Schwarzenegger. Il buon Arnoldo ha detto che il suo asinello è docile, intelligente ed i suoi bisogni non li fa in casa. Lo ha chiamato Lulù.

Nella foto, Arnold a passeggio con Lulù e mentre lo imbocca con una carota