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Ci sono ladri che finiscono sulla schiena

Ci sono ladri che finiscono sulla schiena

Ci sono ladri che finiscono sulla schiena

In vita vostra, ci scommetto, avete certamente concosciuto un ladro, o due.

Senza contare chi siede nella varie stanze dei bottoni – politici e industriali - la vita è piena zeppa di ladroni, purtroppo.

Alcuni sono altamente specializzati, rubano cose pregiate.

Poi ci sono i ladri di galline.

Scommetto, però, che in pochi di voi ha avuto a che fare con un ladro come il mio.

Il mio è un piccolo ladro che porto sulla schiena.

No, il caldo non ha fuso quel poco di cervello che è sopravvissuto a vari decenni di intemperie.

Piccolo ladro è la traduzione in italiano del latino “fur furis” del foruncolo detto anche brufolo.

Ho provato a cercare la ragione per la quale per i romani antichi il foruncolo era un “piccolo ladro”, ma ma sono rimasto ignorante al riguardo.

La spiegazione del busillis (problema difficilmente risolvibile) non c’è l’ho, ma resta il fatto che quel fetentissimo di “mariuolo piccirillo” mi è comparso dietro, sulla schiena, zona scapola sinistra, laddove non le mani non arrivano.

Prima, il brufolo, era effettivamente piccolino, come un buon ladrone badava a farsi sentire.

Poi ha preso peso e sostanza al punto che di notte cantavo giovinezza – si fa per dire – ad ogni spostamento della stazza.

Siccome la signora mugliera, che è anzichenò “schifiltosa”, non ha voluto eseguire la necessaria “spremuta”, sono stato costretto ad andare dal medico.

Il dottore osserva il mariulo, pardon il foruncolo, lo studia da lontano e manco lo tocca.

Poi la sentenza: “Non spremere, non grattare, compresse calde e pomata Taro-Mupirocin (9 dollari e 99) due volte al giorno e prima o dopo ti passa”.

Mentre lui scrive la ricetta della pomata, qualcosa nello stanzino mi solletica il nasone.

Etciù, etciù.

Gli starnuti sono due fucilate che “sparo” nel gomito sinistro per contenere la “semina” indiscriminata dei batteri.

In casi del genere ci si aspetta un “bless you” , “salute” oppure, come si diceva al paesello, “crisci santo che diavolo già lo sei”.

Invece lui, il medico, non parla ma “talia” (guarda in dialetto siculo) con attenzione.

Po sfotticchia: “Starnutendo così forte rischi di romperti una costola, ma è peggio se cerchi di trattenerti perchè in questo caso potresti “schioparre” (andare aldilà secondo alla buonanima del grande Totò) in seguito alla rottura di una vena nel cervello.

- Dottò, state pazziando?, gli dico mentre cerco in giro qualcosa che sia di ferro perchè davanti in sua presenza non mi azzardo a dare la scaramantica sgrullatina ai cosiddetti.

Lui soddisfatto della battuta (sua) e della reazione (mia) continua la partita dei sottintesi calando l’asso di briscola.

“È tempo di una bella colonscopia, sono anni che non ci diamo uno sguardo al...polo nord”, afferma sadisticamente il dottorastro.
“Manco morto, non sono disposto a farmi inchiappettare, non più”, protesto indignato.

E lui ride, anzi sghignazza e dice: “L’esame non fa più come una volta. Niente maxipurga e, soprattutto, niente stesura interna di tubi. Ora basta mandare ai laboratori un pochino di materiale da espulsione e gli esami diranno se il colon è sano, o no”.

Quando lascio lo studio medico il piccolo ladro è sempre appostato sulla scapola.

Ma la zona a sud è salva, meno male.