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Chi ha 75 anni è appena diventato anziano

Chi ha 75 anni è appena diventato anziano

TORONTO – Non ho capito bene se sono diventato anziano dall’aprile scorso, o lo diventerò dal prossimo.

La premessa è d’obbligo visto ciò che vi sto per raccontare riguarda i cristiani umani che erano bebè ai tempi della seconda ammazzatina mondiale.

A parte il pastrocchio diciamo anagrafico, c’è da considerare se la “rivoluzione dell’età” che ha avuto luogo in Italy riguarda anche me, e voi, che ormai campiamo da mill’anni, o quasi, in Canada.

In ogni caso, veniamo al dunque. Sapete cosa sono i gerontologi e i geriatri? Entrambi sarebbero, ad occhio e croce, i medici dei vecchi. Hanno un obiettivo fondamentale: ritardare il declino funzionale e mentale, preservare la migliore qualità di vita possibile. In parole più semplici, il loro mandato è di provare a mettere il freno al decadimento del corpo e al rimambimento delle cervella.

Ebbene, questi dottoroni italiani, dopo il congresso nazionale tenutosi recentemente nei pressi del Colosseo, hanno stabilito che nel Bel Paese si diventa u©cialmente “anziani” soltanto a 75 anni. I suddetti dottoroni giurano sulla testa dei loro cari che “un 65enne di oggi ha la forma fisica e la testa funzionante di un 40-45enne di 30 anni fa. E un settancinquenne quella di un individuo che aveva 55 anni nel 1980”.

Insomma i sapientoni sono giunti alla sorprendente conclusione che la vecchiaia, se ci arrivi ovvio, oggi è scomparsa, o perlomeno inizia proprio quando non se ne può più, cioè, oltre ogni certezza tradizionale, più o meno dopo l’ottantina.

Secondo la ricerca “Generazione 55” condotta nel Bel Paese su circa seimila cristiani umani italiani, 9 anziani su 10 è in buone condizioni, 5 su 10 sono autonomi, non hanno bisogno di nessun per tirare a campare. Sei su 10 “finti” vecchi fanno i nonni a tempo pieno. Otto su dieci frequentano regolarmente i propri parenti. Quattro su 10 vedono gli amici almeno una volta la settimana. In questa categoria i problemi più frequenti sono ipertensione e problemi di udito.

Quello che fa tremare di più le ginocchia è comunque la perdita della memoria, cioè il rimambimento totale o parziale. Tutto questo riguarda gli italiani d’Italia.

Per quanto riguarda gli italiani del Canada, forse stiamo un tantino meglio anche se non ci sono state – se non sbaglio – ricerche che lo provano. Perchè qui l’assistenza sanitaria è migliore e di medici dei vecchi ce ne sono in quantità sufficiente per tutti. Anche noi facciamo i nonni (specialmente le nostre signore). Anche noi frequentiamo spesso i parenti, quando il tempo e buono e se non abitano troppo lontani. Per i contatti con gli amici ci sono i club per feste e tiratine di orecchie a carte.

Insomma, non posso parlare per tutti, ma personalmente spesso canticchio: “la vecchiaia è carogna ma se non ci si arriva è una vergogna”.

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