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C’è qualcosa di sbagliato in tutta questa vicenda

C’è qualcosa di sbagliato in tutta questa vicenda

TORONTO – Da quando la sfortunata “Primavera araba” di circa otto anni fa ha provocato un violento cambio di regime in Africa e nel Medio Oriente, milioni di Africani hanno lasciato la loro terra per cercare altrove una vita migliore.
I contrabbandieri di uomini hanno da allora avviato un’attività fruttuosa e redditizia. Trafficanti di vite umane,  schiavisti, crimine organizzato, signori della guerra e governi corrotti hanno fatto confluire le incertezze politiche in un’occasione d’oro per “facilitare” gli spostamenti di gente in Europa.
In qualche modo, decine di migliaia si sono diretti anche in Israele.
Quel piccolo paese che si è sempre vantato di essere inespugnabile! Con la sua Cupola di Ferro di difesa aerea, gli armamenti nucleari, il Servizio di Intelligence tanto vantato (MOSSAD), un esercito che è definito tra i meglio forniti e più preparati nel mondo ed un impenetrabile muro che nessun palestinese può superare, l’Israele è vicino ad essere in una botte di ferro, come nessun’altra struttura creata dall’uomo.
Un modello per il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Ed è anche una terra che si vanta dell’ordinamento legislativo. 
In effetti, l’attuale premier Benjamin Netanyahu – come altri funzionari al vertice suoi predecessori – è sotto inchiesta, tra le altre cose, per corruzione. In altre parole, il Tribunale ha dimostrato una ben meritata reputazione per imparzialità.
E comunque decine di migliaia di migranti africani sono arrivati in Israele dichiarandosi rifugiati. La Corte Suprema ha però respinto la loro rivendicazione. Sono semplicemente “emigranti economici”, è stato detto.
Il governo ha iniziato a rimandarli nei paesi d’origine, dopo che un processo arbitrario/ la Corte ha stabilito che quei paesi sono “safe third country” (nazioni  dove non c’è il pericolo della persecuzione). E si è anche fatto carico del biglietto aereo e di un contributo di 3.500 dollari per accellerare il rimpatrio.
Per nulla scoraggiati da questa battuta di arresto, secondo un rapporto del Toronto Star, datato 21 marzo scorso, 1.845 dei richiedenti asilo respinti, a quanto pare originari dell’Eritrea e della Somalia, hanno chiesto una “sospensione dell’allontanamento” fino a quando non venga approvata la loro richiesta per lo stato di rifugiato, per motivi umanitari e caritatevoli, in Canada.
Il ministro canadese per l’Immigrazione, Ahmed Hussen, già in precedenza legale per l’Immigrazione e i Diritti Umani, ha prontamente inviato dei funzionari che hanno diligentemente riferito le nostre obbligazioni che il Canada è costretto a rispettare secondo le convenzioni internazionali.
Lo stesso ministro che ha disposto l’espatriazione dal Canada di Sergio Soberano Osorio e della sua famiglia, operaio messicano, senza permesso di lavoro, nonostante abbia sostenuto se stesso e i suoi con occupazioni ben retribuite fin dal 2008.
Il motivo? Non aver dimostrato una certa abilità nell’integrazione. 
Oh, tra l’altro sta aspettando anche di essere sottoposto ad un intervento medico salvavita, ma i funzionari canadesi sostengono che può farlo anche in Messico.
Gli incaricati del ministro Hussen si stanno arrabattando per allontanare quanti più “potenziali immigranti” già stabilitisi in Canada, occupati con successo, perché sono persone con “visto scaduto”. 
Nello specifico, ci si riferisce a gente che (senza permesso di soggiorno) arriva qui, trova un lavoro, rimane e vuole diventare canadese.
I loro datori di lavoro hanno bisogno  di essi per mantenere le loro imprese competitive e prospere. 
Ci sono circa 500mila “lavoratori senza permessi” solo nella GTA. 
Per i loro titolari è illegale assumerli… comunque…
Migliaia di essi abitano nel distretto elettorale del ministro Hussen; molti sono portoghesi, ispanici o italiani. 
Forse questo è il problema. I loro datori possono trovare “sostituti legali”,  nei campi di detenzione israeliani. 
Lo stesso ministro Hussen è un ex rifugiato somalo. 
Attualmente è il presidente nazionale per Congresso Somalo-Canadese (CSC). 
Sotto la sua leadership, il CSC ha collaborato con il Canadian International Peace Project e il Congresso Ebraico-Canadese per la realizzazione del progetto canadese somalo-ebraico di Mentorship.
 
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