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Ballando senza pedalini, lo sposo non è scappato con le buste

Ballando senza pedalini, lo sposo non è scappato con le buste

TORONTO – Questa volta lo sposo non è scappato con le buste, come è successo tempo fa nel Bel Paese.

Sapevo che qui non sarebbe accaduto, ma lo stesso ho tenuto d’occhio il cestino con il malloppo giacchè una delle buste era la mia.

Tutto è filato a burro ed alici come dicono i romani quando vogliono significare “alla grande”. Questo matrimonio tra due “italo” di terza generazione è stato speciale.

Perché, direte voi? Beh, le ragioni sono molteplici, ma comincio col dirvi che è stata la mamma dello sposo, R., a “combinare” il matrimonio. Combinare nel senso che è stata lei a “individuare” su una spiaggia di Cuba la futura moglie del figlio.

La stessa sposa lo ha confermato nel pistolotto da maritata: «Ero al mare con una amica quando questa signora che non conoscevo, avendo capito che ero di Toronto mi chiede se ho un boyfriend. Al mio no, suggerisce di venire a conoscere il figlio. Io non volevo, ero tentennante, ma a mia suocera, quando parte in quarta, è difficile dire no. Andai a vedere chi era questo Leo e lì scoccò la scintilla», conclude la sposina mentre la suocera gonfia il petto per sottolineare che la sua scelta si è rivelata azzeccata.

Da notare che la Cuba-connection avvenne otto anni fa, quando i due piccioncini avevano 20 anni. Tra un discorsetto e l’altro, personalmente di persona ho dovuto schivare prima un pallone scagliato da Giovinco, poi un disco partito dal bastone di Tavares. I due missili erano arrivati via telefonino dai due campi dove giocavano Toronto Fc e Leafs che erano ad un tiro di schioppo da questa vecchissima fabbrica trasformata in nightclub-disco-sala per ricevimenti.

Normalmente noi italici, siamo sempre alla ricerca della bella figura, per i matrimoni cerchiamo posti sfarzosi da mille e una notte. Non in questo caso. Il nuovo trend voluto dagli sposi ha organizzato il ricevimento di nozze in una ex fabbrica tessile – dove la bellezza di 187 centottantasette anni or sono producevano stoffa – tenuta nello stesso stato di allora nei muri, soffitti e pavimenti.

In questa atmosfera quasi spartana, al limite del “basement non finito”, il pranzo nuziale è partito con un sacco di assaggini come antipasto, poi orecchiette alla barese, filet mignon, insalata, dolce, caffè, vino e bevande assortite. Il tutto al suono di un terzetto di bravi musicisti che eseguivano pezzi “soffici” – blues e jazz – godibili e ballabili. Niente musica spaccaorecchi, tanto per intenderci.

Premetto che con il ballo non ci vado d’accordo avendo due piedi sinistri, l’orecchio mezzo sordo e tutto stonato. Mentre gli invitati si esibivano, ho notato due o tre giovanotti senza calze. Uno era un trentino (non di razza, ma di età) con capelli lunghi raccolti a codino, barba di cinque giorni, indossava un doppio petto chiaramente di ottima fattura ma con calzoni che terminavano due dita sopra le scarpe, scarpe normali non mocassini.

Da quella fessura tra pantalone e scarpa si vedeva che il soggetto non aveva pedalini o calzini che dir si voglia. Interrogato in merito, lui ha risposto quasi sdegnato: «Questa è il nuovo stile made in Italy». – Sarà -, gli ho risposto, ma vediamo cosa succede ai piedi senza pedalini quando la temperatura scende sotto lo zero e per strada c’è nevischio e ghiaccio. Lui ha fatto spallucce ed ha ripreso a danzare. Io mi sono scolato il secondo digestivo (Amaro Lucano) filosofeggiando che per i giovani noi della seconda-terza età siamo come il caffè espresso made in Canada: lungo e senza sapore.

Nella foto, ballerini senza calze al ricevimento di nozze.

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