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Italia, terra di miracoli, referenda, politiche ed elezioni

Italia, terra di miracoli, referenda, politiche ed elezioni

TORONTO – C’è un detto sulle condizioni meteorologiche in British Columbia che calza a pennello alla politica italiana: non ti piace questo tempo (le circostanze politiche)? Aspetta cinque minuti. 

I risultati del referendum erano appena arrivati che già si scaldavano i motori per il secondo giro.

Mentre molte persone parlano della sconfitta decisiva della proposta di riforma costituzionale, il premier (dimissionario) Matteo Renzi e i suoi consiglieri stanno già guardando all’ impressionante 40% dei voti guadagnati dal fronte del Sì.

Se circa il 60% che ha votato NO era in realtà un voto di protesta, hanno sostenuto, allora il 40% deve essere una solida espressione di sostegno a Matteo Renzi come lea- der del Pd e del governo italiano. Il 40% è un numero significativo perché il partito che riceve quella percentuale del voto popolare ha una maggioranza garantita tra i 630 membri della Camera dei Deputati, l’equivalente della House of Commons del Canada.

Un’elezione anticipata in questa fase potrebbe assicurare a Renzi il controllo del suo partito, una mano ferma alla Camera e un’effettiva influenza al Senato (adesso salvo “dall’abolizione”) se non un pieno controllo.

La posta in gioco è alta per lui e per l’Italia. Pensiamo il tutto da una prospettiva europea.

La Gran Bretagna è effettivamente senza leader, visto che Theresa May ha ricevuto solo il sostegno del suo partito per rimpiazzare David Cameron.

Lei ha preso l’impegno di por- tare a termine la Brexit; il suo parlamento molto meno. L’Alta Cor- te inglese ha detto che non ci sara’ Brexit senza l’approvazione parlamentare. Lei non osa invocare la clausola 50 per iniziare la Brexit?

Già confusi?

Il presidente francese Hollande, dopo aver aspettato la sconfitta di Sarkozy, un vecchio rivale ed ex presidente, ha appena annunciato che non cercherà di essere rieletto. Il Premier Manuel Valls ha dato anche lui le dimissioni. Confermato un altro paese senza una guida sicura.

La cancelliera Angela Merkel, il pilastro della Germania e dell’Europa, sta affrontando anche lei una elezione molto impegnativa per la sua sopravvivenza e, qualcuno dice, per quella dell’Europa stessa, nel 2017. Ovviamente lei avrà altri pensieri e sarà distratta.

Nel G8 questo lascia solo un protezionista come Donald Trump per gli Usa e un Canada dipendente per prendere in mano la guida per il futuro dell’Europa. Amici, ma non è nel loro interesse.

Con la Russia di Putin, la Turchia di Erdogan e la pletora di despoti nel Grande Medio Oriente e in Africa che bussano alle porte dell’Europa, questo non è proprio il momento di lasciare l’Italia con un governo indebolito.

Inoltre, la Manovra italiana deve passare attraverso il parlamento ed essere approvata, altrimenti si bloccherà tutto. Renzi ha mantenuto la promessa auto imposta di dimettersi se il fronte del Sì avesse perso. Ma fino a un certo punto. Ha anche fatto presente al presidente della Repubblica che con le dimissioni immediate si sarebbe creato un vuoto fiscale: sarebbe stato un atteggiamento irresponsabile. Meglio aspettare la finalizzazione della Manovra… è l’unica cosa responsabile da fare. Il presidente Mattarella si è detto d’accordo.

Dopo questo, sarebbe politicamente irresponsabile per Renzi lasciare libero il terreno politico così avvantaggiando partiti come il Movimento 5 Stelle o i separatisti della Lega Nord.

Sarebbe anche sleale nei confronti del suo partito, il Pd. Ci aspettiamo che sia responsabile e leale – lui chiederà al presidente di sciogliere il parlamento immediatamente dopo aver accettato le sue dimissioni. La sua piattaforma elettorale è pronta. Con il 40 per cento dell’elettorato dalla sua parte, lui ha la possibilità di sgretolare po- co a poco il 60% dei sostenitori del fronte del No.

Il puzzle dei diversi interessi non può più rimanere coesiva mentre ci si avvia verso la campagna elettorale.

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