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Rosatellum 2.0, schiaffo agli italiani all’estero

Rosatellum 2.0, schiaffo agli italiani all’estero

TORONTO – Da Roma arriva un nuovo sonoro schiaffo in faccia agli italiani residenti all’estero. Mentre in Italia il dibattito politico si infiamma per la questione di fiducia posta dal governo al Rosatellum bis – fatto  davvero inusuale, visto da molti come una forzatura non solo del bon ton istituzionale, ma anche del principio democratico in base al quale le regole del gioco devono essere decise insieme – all’estero si sta cercando di valutare le conseguenze delle modifiche apportate al testo di legge nella commissione Affari Costituzionali della Camera. Sono infatti due gli emendamenti approvati che avranno delle ripercussioni pesantissime nella circoscrizione estero. Il primo, presentato da Maurizio Lupi – eletto nelle fila del Popolo della Libertà e oggi esponente di Alternativa Popolare – permette che “gli elettori residenti in Italia possono essere candidati in una sola ripartizione della circoscrizione Estero; gli elettori residenti all’estero possono essere candidati solo nella ripartizione di residenza della circoscrizione Estero”. Al netto del fatto che non esisterà più una reciprocità nei diritti tra chi vive all’estero e chi risiede in Italia, il dato rilevante è che nella nostra circoscrizione – come nelle altre al di fuori dei confini nazionali italiani – potranno candidarsi anche coloro che risiedono in Italia. Ci troveremmo di fronte a una situazione paradossale: in linea teorica, i due deputati e il senatore eletti nella circoscrizione Centro e Nord America potrebbero essere candidati che non hanno mai messo piede in Canada, negli Usa o in Messico. Persone preparatissime magari – e anche su questo meglio lasciar perdere… – ma che non conoscono le realtà che andranno a rappresentare, i problemi e le istanze che gli italiani all’estero vorrebbero portare in Parlamento.
L’ipotesi più concreta è quella che ci ritroveremo con una lunga lista di candidati paracadutati direttamente dalle segreterie dei partiti, frutto dei calcoli politici, degli equilibri di potere, dei rapporti di forza delle singole correnti. Negli ultimi giorni sono emerse numerose critiche bipartisan  all’emendamento, in particolare dal senatore Claudio Micheloni, dai deputati Marco Fedi e Francesca La Marca e dall’ex parlamentare Roberto Menia, oggi segretario generale del Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo, mentre altri esponenti politici eletti all’estero hanno preferito rimanere fedeli alla linea di partito e non intervenire. 
Il secondo emendamento approvato in commissione riguarda coloro che abbiano ricoperto determinate cariche nel Paese estero di residenza. “Gli elettori – recita il testo – che ricoprono o che hanno ricoperto nei dieci anni precedenti la data delle elezioni cariche di governo o cariche politiche elettive a qualsiasi livello o incarichi nella magistratura o cariche nelle forze armate in un Paese della circoscrizione Estero, non possono essere candidati per le elezioni alla Camera dei Deputati o al Senato della Repubblica nella circoscrizione Estero”. 
Non cambieranno, invece, i meccanismi di voto per gli elettori così come la disciplina sul conteggio dei voti e la distribuzione dei seggi disponibili.
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