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Rerefendum, le ossessioni del fronte del No

Rerefendum, le ossessioni del fronte del No

S’infiamma il dibattito sul referendum anche in Canada. Dopo la presentazione delle ragioni del Sì e del No in due diversi incontri, il dibattito sta appassionando gli italocanadesi in vista del voto del 4 dicembre. Con la lettera agli italiani di Matteo Renzi, e con la risposta di Massimo D’Alema, anche i principali protagonisti dei due schieramenti hanno dimostrato di aver capito come ora più che mai sia cruciale il voto degli italiani all’estero: saremo noi l’ago della bilancia. Il mondo davanti a noi sta cambiando di giorno in giorno e con questo voto gli italiani in Canada possono essere decisivi: partecipare è cruciale, a prescindere da cosa ognuno abbia deciso di votare. Per allargare il dibattito abbiamo chiesto ad Odoardo Di Santo di intervenire sull’argomento: con il suo passato di deputato provinciale in Canada e di giornalista e addetto stampa governativo in Italia, Di Santo può offrirci una prospettiva unica su un tema che per forza di cose è destinato a dividere.

 

Rerefendum, le ossessioni del fronte del No

di Odoardo Di Santo

TORONTO – Il Corriere nei mesi scorsi ha svolto il compito esemplare di un giornale di informare i lettori sul referendum costituzionale che si terrà in Italia il 4 dicembre prossimo. I cittadini italiani anche se vivono all’estero hanno diritto di votare a favore o contro la riforma. È il diritto fondamentale della democrazia.

La riforma della vigente costituzione si è resa necessaria perché fu approvata nel dopoguerra e fu quindi condizionata dalle circostanze specifiche di quel tempo, non ultima la preoccupazione di non dare troppo potere all’esecutivo, dopo l’esperienza nefasta del fas

cismo. Senza rivangare la storia degli ultimi 70 anni che hanno generato ben 63 governi, andiamo al referendum che il direttore del Corriere ha descritto come una sfida alle “vacche sacre”.

Le quali vacche sacre, direbbe Manzoni, per 70 anni sono state incollate alle poltrone ed al potere possibilmente vita natural durante. Tutti ricordano le interminabili discussioni, i cosiddetti tavoli dove decine di addetti ai lavori discutevano, discutevano senza mai concludere. Arriva Renzi decisionista, dicono che cioè prende decisioni. Sono scomparsi i famosi tavoli. Tutti i disarcionati sono rimasti a secco senza uditorio. Peggio ancora Renzi ha fatto approvare dal Parlamento la legge per riformare la Costituzione senza chiedere permesso ai soliti Soloni.

I quali sono tutti schierati contro la riforma della costituzione anche quelli che avevano tentato di farlo ed erano falliti come l’incomparabile Massimo D’Alema con Berlusconi, il mai troppo vituperato Mario Monti che oggi dice, senza ironia e senso di pudore, che dopo il referendum si potrebbe fare un governo tecnico, dopo l’esperienza disastrosa del suo governo nel 2011 che ha imposto lacrime e sangue alle classi popolari ed il cui nome, per scaramanzia, non viene menzionato.

Ci sono poi Ciriaco De Mita, classe 1928, altro ardimentoso combattente per il no che ricordiamo Primo Ministro a Toronto per un G7 nel lontano 1988. C’è tale Paolo Cirino Pomicino, alle soglie dei anni ottanta, anche egli ministro di lungo corso nel secolo scorso, condannato a suo tempo per corruzione ad un anno e otto mesi di carcere. Poi ci sono tutti gli oppositori del governo da Grillo il capo del partito 5 stelle all’esagitato leader della lega Matteo Salvini fino alla diaspora di Forza Italia, un partito esanime in via di spappolamento. Tutti apparentemente contro il referendum, ma in realtà contro il Primo Ministro Renzi che Berlusconi mercoledì ha definito “l’unico vero leader“ in Italia. Perché tanto bilioso accanimento contro Renzi? Gli adoratori della poltrona sanno che se vince il Sì, in Italia cambia aria. Allora subdolamente attaccano Renzi non per il referendum sulla costituzione anche se intimano con l’aria di chi sa, che se vince il referendum, l’Italia andrà verso quella che con il solito linguaggio oscuro definiscono “la deriva autoritaria” cioè la dittatura, come Erdogan in Turchia, per dare un’idea.

Perché ci chiediamo? La vera ragione è che la minaccia alla vecchia classe non è il referendum ma la legge elettorale che non ha nulla a che vedere con il referendum perché è stata approvata dal parlamento sia dalla Camera che dal Senato. La legge non è nella scheda del referendum.

La legge per il referendum è stata approvata sei volte (sei) dalla Camera e dal Senato. Ora anche quelli che l’hanno votata fanno campagna per il No.

Come Bersani l’ex leader del Partito democratico che come ministro aveva avuto generale approvazione per il suo operato. Come leader del Partito Democratico ha perso le elezioni nel 2013. In un paese normale avrebbe accettato la sconfitta. Invece vuole la rivincita. D’Alema ha le sua ragioni personali. Avrebbe voluto fare il Ministro degli esteri della Comunità europea. Renzi preferì la signora Mogherini. D’Alema è contro il referendum cioè le riforme che aveva sollecitato quando era Primo Minitro con la bicamerale che fini in fallimento. Secondo gli osservatori però la sua impopolarità e mancanza di credibilità, per Renzi è uno dei migliori argomenti a favore del Sì.

È una campagna fondata sull’odio verso Renzi perché per 70 anni hanno vivacchiato nella palude e sanno che se vince il Sì saranno rottamati. (Lunedì la seconda parte).

(Venerdì 18 novembre 2016)

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