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“Referendum, l’ambasciatore Usa ha sbagliato”

“Referendum, l’ambasciatore Usa ha sbagliato”

“Referendum, l’ambasciatore Usa ha sbagliato”

di Francesco Veronesi

TORONTO – «Sui contenuti, sono praticamente d’accordo su tutto. Ma allo stesso tempo ritengo che l’intervento dell’ambasciatore americano in Italia John Phillips sia stato un errore: perché non è un politico, ma un diplomatico».

È questo il giudizio di Francesca La Marca, deputata del Pd eletta nella circoscrizione Nord America, in merito alle polemiche scatenate dall’intervento del diplomatico statunitense sul referendum costituzionale del prossimo autunno in Italia.

La parlamentare italocanadese ha sottolineato, durante un’intervista al Corriere Canadese, come a suo avviso ragioni di opportunità diplomatica e ruolo ricoperto avrebbero dovuto suggerire a Phillips di non intervenire su una questione prettamente italiana. «Un politico si può esprimere – continua l’esponente del Partito democratico – anzi deve farlo. Noi, per esempio, abbiamo commentato la Brexit, o il referendum scozzese, indicando quali fossero le nostre opinioni e i nostri punti di vista. Ma un diplomatico, proprio per il ruolo che esercita, non dovrebbe farlo».

Anche perché – è questo il ragionamento della parlamentare torontina – in un contesto come quello italiano, dove accuse e veleni si rincorrono quotidianamente, la presa di posizione dell’ambasciatore ha avuto un effetto controproducente. «Visto il ruolo che esercita – aggiunge La Marca – dovrebbe essere super partes. Così non è stato e questo è stato negativo soprattutto per coloro che sostengono le ragioni del Sì al referendum costituzionale».

Tra questi c’è anche la parlamentare italocanadese. «Come ho detto, sono d’accordo sui contenuti delle dichiarazioni di Phillips. A livello personale ritengo che l’Italia abbia bisogno di quelle riforme strutturali presenti nel referendum. Per questo motivo sto già partecipando attivamente alla campagna per il Sì».

E sul fatto che all’interno dello stesso Partito democratico vi siano delle posizioni diverse, la deputata preferisce glissare. «Ci sono tante anime nel partito, ognuno ha la sua posizione legittima. Io non dico che la riforma proposta dal referendum sia quella perfetta. Ma di fronte allo stato attuale delle cose, il cambiamento contenuto nel referendum costituzionale è sicuramente preferibile».

Il quesito referendario sta dividendo profondamente non solo la classe politica, ma anche l’elettorato italiano. E la spaccatura è trasversale, perché scavalca gli steccati ideologici e le appartenenze partitiche. Il discorso, che ha un grosso peso all’interno dei confini nazionali, assume un valore se si vuole ancora maggiore per gli italiani che vivono all’estero. Con la riforma, infatti, il Senato si trasformerebbe nelle sue funzioni e nella sua composizione: il numero dei senatori verrebbe ridotto drasticamente – da 315 a 100 – e la carica non sarebbe più elettiva. Gli italiani all’estero, così, perderebbero in un solo colpo tutti e sei i senatori che attualmente mandano a Palazzo Madama.

«Questo è vero – non si nasconde La Marca – ma dobbiamo tenere conto di alcuni fattori. Innanzitutto, da 18 parlamentari – 6 senatori e 12 deputati – ne perderemmo un terzo. E questo è in linea con lo spirito della riforma, che anzi riduce di due terzi il numero dei senatori. In secondo luogo – continua – assisteremmo a un rafforzamento del ruolo dei deputati eletti fuori dai confini nazionali. Di conseguenza ci sarebbe un aumento delle nostre responsabilità, e questo è positivo».

«Detto questo – conclude la parlamentare del Pd – voglio ricordare quanto Matteo Renzi consideri importante il ruolo degli italiani che vivono all’estero. Lo ha ribadito in più di un’occasione».

Il Corriere Canadese ha cercato di mettersi in contatto anche con gli altri due parlamentari eletti nella circoscrizione Nord America: al momento in cui andiamo in stampa non abbiamo ricevuto risposta né dal senatore Renato Turano né dalla deputata Fucsia Nissoli Fitzgerald.

(Venerdì 16 settembre 2016)

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