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IL DIBATTITO: Candidati dal Canada al Parlamento italiano

IL DIBATTITO: Candidati dal Canada al Parlamento italiano

TORONTO – In ultima analisi, cerchiamo di essere positivi e riconoscere gli sforzi compiuti in ogni circostanza. Perlomeno il “dibattito” di venerdì scorso, con i diversi canditati in lizza per due posti alla Camera dei deputati e uno al Senato, nel Parlamento Italiano, si è svolto. Organizzato dal COMITES di Toronto, era intitolato “Incontra i candidati” e “discuti”. Quindici di loro hanno avuto la cortesia di presentarsi.
 La cancellazione del volo da New York, per le avverse condizioni atmosferiche, ha stravolto i piani per un sedicesimo, Fiorenzo Borghi (M5S), che non è potuto esserci. 
Pressappoco un 35% dei votanti nella circoscrizione del Nord e Centro America risiede nella GTHA. È chiaro perché i candidati – a prescindere del loro colore politico –  avrebbero dovuto tenerci a farsi conoscere. Doveva essere come una prima teatrale per tutti gli “eleggibili locali”, di base nella GTA o nel Canada Centrale.
I ‘forestieri’: Angela Maria Pirozzi Giannetti (Senato, PD, Ottawa), Giuseppe Continiello (LEU, Montreal), Leonardo Metalli (MAIE, New York), Giovanni Faleg (PD, Washington), Pasquale Nestico (Senato, PD, Philadelfia), Francesco Galtieri and Luca Palazzotto (+Europa, NewYork), Rocco Di Trolio (PD, Vancouver), Isabella di Valbranca (PD, San Francisco), Matteo Gazzini (Lega, Syracuse) hanno pensato di rispettare l’elettorato di Toronto con la loro presenza. Complimenti! A loro e ai candidati di base a Toronto: Paolo Canciani (MAIE), Pierluigi Roi (LEU), Tony D’Aversa (Senato LEU), Rosanna Di Pierdomenico (Civica Popolare) e Francesca La Marca (PD), unitisi a loro, ancora complimenti. Gli altri candidati residenti nella GTA avranno avuto impegni più impellenti, o saranno stati afflitti dalla malattia chiamata indifferenza.
I problemi principali sono stati due. Per primo la capacità dei mandatari nel portare a termine qualcosa di sostanzioso nell’ultimo governo (solo una era presente alla serata, in difesa dell’operato, con scarso successo). E inoltre il programma che il candidato avrebbe perseguito nel caso di vincita dell’elezioni.
Alcuni hanno avuto difficoltà a presentare un programma personale diverso dalla piattaforma di partito a cui necessariamente potrebbero essere obbligati ad acconsentire. A questo riguardo, i candidati dei neo partiti avevano il vantaggio di sembrare più energici e più aggressivi. Specialmente quelli che hanno fatto lo sforzo di venire da più lontano, soprattutto i due della Costa Occidentale.
Nel confronto, gli uscenti (uno presente, uno assente e l’altro ritiratosi) sono serviti da bersaglio e hanno dovuto subire il peso della critica. I candidati rappresentanti Forza Italia e Fratelli d’Italia, parte della coalizione SBM erano assenti. Di conseguenza il gruppo di Salvini (Lega – ex Lega Nord, già ex Lega Lombarda, movimento separatista di Destra) ha rappresentato da solo l’ombrello dell’ala Destra.
Secondo la sua esposizione, sostenuta da alcuni elementi tra la folla, sarebbe  il suo partito (SBM) a formare il governo e allora …  “che Dio ci aiuti, e che Dio aiuti l’Italia”.
Sul discorso dell’ “aiutarci”, ragione fondamentale del perché esiste la democrazia, il LEU ha sollevato tre questioni specifiche della GTA: la demolizione del Columbus Centre, la potenziale riqualificazione di Casa Italia e i fondi per la lingua e la cultura italiana. Fuori campo ha anche evidenziato il problema del finanziamento della campagna, che sta emergendo in sottofondo.
Su questi punti, alcuni candidati hanno preferito il solito discutere polemico. E comunque, se non per altro, il “dibattito” è servito per dimostrare come parecchi aspiranti presenti al tavolo di discussione, sarebbero buoni candidati anche alle elezioni canadesi o americane.
 
 

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