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Il Colle chiude il caso, però adesso basta con le ingerenze

Il Colle chiude il caso, però adesso basta con le ingerenze

Il Colle chiude il caso, però adesso basta con le ingerenze

di Francesco Veronesi

TORONTO – Tatto diplomatico, premura politica e cautela istituzionale. L’ambasciatore che esercita le funzioni in uno Stato estero dovrebbe agire e comportarsi seguendo sempre queste tre linee guida, soprattutto in un contesto infuocato come quello italiano in questi mesi che precedono il referendum costituzionale.

Il Colle chiude il caso, però adesso basta con le ingerenze

di Francesco Veronesi

TORONTO – Tatto diplomatico, premura politica e cautela istituzionale. L’ambasciatore che esercita le funzioni in uno Stato estero dovrebbe agire e comportarsi seguendo sempre queste tre linee guida, soprattutto in un contesto infuocato come quello italiano in questi mesi che precedono il referendum costituzionale. Perché siamo di fronte a un tema delicatissimo, il cambiamento – o il mantenimento – dell’assetto istituzionale che ha accompagnato la vita repubblicana italiana degli ultimi settant’anni.

Ora, senza entrare nel merito della riforma sulla quale dovranno pronunciarsi i cittadini italiani – e ci sarà tempo per farlo, andando a spiegare e soppesare le ragioni del Sì e del No – è doveroso sottolineare come la presa di posizione dell’ambasciatore americano John Phillips sia stata sbagliata nei tempi e nei modi: un’ingerenza che scalda gli animi, che arriva in una fase di stallo nella quale stiamo assistendo al braccio di ferro sulla data del referendum e alle tensioni provocate dalla possibile bocciatura della Corte Costituzionale dell’Italicum a ottobre.

Phillips non ha espresso una semplice opinione personale, ma ha ricordato quello che è il punto di vista dell’amministrazione che rappresenta. Allo stesso tempo, è altrettanto comprensibile la preoccupazione di Barack Obama – ma anche di Angela Merkel in Germania e di Francois Hollande in Francia – di fronte all’ipotesi di una possibile sconfitta di Matteo Renzi al referendum, che andrebbe a provocare ulteriori scompensi negli equilibri europei già messi a dura prova dalla doccia fredda della Brexit.

Detto questo, la decisione spetta solamente al popolo italiano, come ha ribadito ieri il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Il voto referendario rappresenta uno snodo cruciale nella vita politica italiana attuale e nell’immediato futuro: i cittadini italiani saranno maturi abbastanza per decidere come votare. Anche perché saremmo curiosi di vedere le reazioni negli Stati Uniti se l’ambasciatore italiano a Washington, di punto in bianco, decidesse di esprimere un parere personale sulle presidenziali Usa del prossimo 8 novembre.

Si tratterebbe di una battuta da liquidare velocemente, o sarebbe considerata – giustamente – un’inopportuna ingerenza da parte del rappresentante di uno Stato straniero?

(Giovedì 15 settembre 2016)

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