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Terrorismo: Edmonton, l’attentatore rifugiato dalla Somalia

Terrorismo: Edmonton, l’attentatore rifugiato dalla Somalia

TORONTO – Una possibile falla nel rete di sicurezza creata per contrastare la radicalizzazione. È questo uno degli elementi sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori che stanno indagando sull’attacco terroristico di Edmonton. Con il passare delle ore stanno emergendo nuovi tasselli che arricchiscono il puzzle investigativo su un attentato che, almeno nelle modalità, non ha precedenti qui in Canada. Innanzitutto il presunto responsabile dell’attacco si chiama Abdulahi Hasan Sharif, è un cittadino somalo di 30 anni residente in Canada, che in passato ha fatto richiesta per ricevere lo status di rifugiato.
Nel 2015 era stato fermato e interrogato dall’Rcmp perché a rischio di radicalizzazione. Ma dopo una lunga indagine la polizia aveva deciso che non vi fossero elementi sufficienti per andare oltre e assumere provvedimenti più drastici nei suoi confronti. Ora resta da capire cosa sia successo in questi due anni, durante i quali Hasan Sharif evidentemente non era più nel radar della polizia. 
Le indagini in queste ore sono passate dalla polizia di Edmonton all’Integrated National Security Enforcement Team dell’Rcmp. Nei confronti dell’arrestato sono state emessi 5 capi d’accusa per tentato omicidio e altre imputazioni minori. Non è invece stata formalizzata l’accusa di terrorismo, che sarà invece presa in esame nel  corso dello sviluppo delle indagini.
Nel frattempo è stata confermata la dinamica in due tempi con la quale si è sviluppato il doppio attacco di domenica sera. 
Stando alla ricostruzione fornita dagli inquirenti, intorno alle 8.15 di sabato sera nei pressi del Commonwealth Stadium di Edmonton, dove si stava disputando la partita tra Edmonton Eskimos e Winnipeg Blue Bombers valida per la Cfl, un agente di polizia è stato investito deliberatamente da un uomo a bordo di una Chevrolet Malibu. Questo è quindi sceso dalla macchina e ha accoltellato diverse volte il poliziotto prima di darsi alla fuga a piedi. 
Gli inquirenti, tra l’altro, hanno fornito le immagini del brutale attacco riprese da una videocamera di sorveglianza. L’agente è stato ricoverato e quindi dimesso dall’ospedale.
Immediatamente è scattata la caccia all’uomo. Poco prima della mezzanotte, durante un controllo è stato fermato un uomo a bordo di un furgone della ditta U Haul. 
Controllandogli la patente, un poliziotto ha verificato che il nome del fermato era simile a quello del proprietario della Chevrolet Malibu che aveva investito l’agente qualche ora prima e ha dato l’allarme.
A questo punto il sospetto si è allontanato a tutta velocità a bordo del camion. Ne è nato un inseguimento che ha coinvolto circa dalle 14 alle 20 volanti della polizia lungo downtown Edmonton, durante il quale l’uomo a bordo del furgone ha deliberatamente investito quattro persone che sono rimaste ferite. Nessuno è in pericolo di vita.
Poi il furgone ha imboccato una curva troppo velocemente e si è ribaltato. Gli agenti hanno così immobilizzato e arrestato il conducente. 
Nel furgone è stata rinvenuta una bandiera dell’Isis. Il capo della polizia di Edmonton Rod Knecht  ha confermato che il 30enne ha agito da solo, sia nell’investimento del poliziotto sia in quello dei pedoni.
 
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