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Nafta, si spinge sull’acceleratore per il negoziato

Nafta, si spinge sull’acceleratore per il negoziato

TORONTO – Usa, Canada e Messico spingono sull’acceleratore sul fronte Nafta. Stando a quanto è filtrato nelle ultime ore, i tre Paesi avrebbero concordato una sorta di road map dei negoziati che dovrebbe terminare non oltre l’inizio del 2018. In tutto, sono stati messi in scaletta sette round, il primo dei quali avrà luogo a Washington dal 16 al 20 agosto, per poi andare avanti ogni tre settimane con la sede scelta a rotazione. Si tratta quindi di un calendario serratissimo, che prevede la trattativa attorno a un tavolo per tre-quattro giorni, quindi una pausa di 21 giorni per poter ricalibrare le proprie strategie a seconda di quanto ottenuto – o concesso – nel round precedente, per poi tornarsi a sedere e riprendere il negoziato da dove era stato lasciato in sospeso. 
Il Canada, almeno per ora, ha deciso di stare alla finestra, adottando un approccio “soft” senza scoprire troppo le sue carte. D’altro canto è stata l’amministrazione Trump a chiedere e ottenere la riapertura dei negoziati sul trattato di libero commercio entrato in vigore nel 1993.
Washington questa settimana, attraverso un documento presentato dal plenipotenziario al Commercio Robert Lighthizer, ha indicato quelli che saranno le priorità e gli obiettivi da raggiungere in questa operazione di lifting del Nafta.
Tra i più significativi, l’eliminazione del pannello arbitrale che regola e gestisce le controversie commerciali che possono nascere tra i Paesi firmatari – con il ricorso diretto all’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) – una maggiore penetrazione degli istituti bancari e finanziari statunitensi nel mercato canadese e in quello messicano e la completa liberalizzazione del commercio online al fronte di pesanti dazi doganali che il Canada ancora impone sui prodotti venduti e acquistati su Internet. 
Il Messico, come il Canada, ha deciso di adottare un approccio di basso profilo, anche perché la percezione generale maturata negli ultimi mesi è che sia proprio il Paese centroamericano l’obiettivo di Trump, più che il Canada, che in questo tira e molla commerciale sembra essere più un “danno collaterale” nell’offensiva commerciale dell’amministrazione guidata da Trump.
 

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