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Nafta, pressing di Ottawa per salvare l’accordo

Nafta, pressing di Ottawa per salvare l’accordo

TORONTO – Il Nafta 2.0 potrebbe ancora vedere la luce, nonostante il pessimismo degli ultimi giorni. Il governo canadese sta cercando di giocarsi tutte le carte rimaste in mano per convincere l’amministrazione americana, il Congresso e i singoli parlamentari Usa che un futuro senza l’accordo commerciale nordamericano rappresenterebbe un salto nel buio con drammatiche conseguenze per tutte le economie dei Paesi legati dal Nafta per oltre vent’anni. Il pressing di Ottawa nelle ultime settimane è andato avanti con la visita negli States e in Messico non solo di Justin Trudeau, ma anche di un folto drappello di ministri coinvolti direttamente nella trattativa. E se l’ultimo round di negoziati si è concluso con un clamoroso nulla di fatto, l’esecutivo canadese non è disposto a mollare la presa, anche di fronte al diktat americano sul settore auto e su quello dei latticini che minaccia di far deragliare la trattativa.
Questa settimana a varcare il confine sarà un gruppo di parlamentari di tutti i partiti guidati dal chair della commissione Affari esteri della House of Commons, Bob Nault: gli mp canadesi saranno impegnati in una lunga serie di incontri prima a Città del Messico, quindi a Washington. Il messaggio sarà estremamente chiaro: il Canada vuole arrivare a un accordo e agli Usa non conviene affossare la trattativa. 
“Vogliamo trovare una risposta a una sola domanda: la gente vuole o non vuole un accordo sul Nafta?” si è chiesto lo stesso Nault, che ha ribadito la necessità di riprendere la trattativa con uno spirito maggiormente propositivo da tutte le parti in causa. “In questo caso”, ha continuato il deputato, “il ruolo che il Congresso recita è davvero molto importante. Se i rappresentanti americani non sono interessati a trovare un accordo, dovrebbero semplicemente dircelo e non consegnarci delle proposte sapendo che non potremmo assolutamente accettarle”. 
Il riferimento è ovviamente alla richiesta fatta dai negoziatori americani riguardo la regolamentazione dell’origine dei prodotti e dei materiali per il settore auto e quello della componentistica. Fino a questo momento lo standard era del 62,5 per cento di local content, di contenuto ciò proveniente da uno dei tre Paesi Nafta. I negoziatori americani hanno però alzato l’asticella, fissando il limite all’85 per cento e inserendo una nuova clausola con la quale si prevede il 50 per cento che sia in toto statunitense. Viene affossato, in pratica, il principio di reciprocità tra i tre Paesi, dando una chiara posizione di vantaggio agli Stati Uniti rispetto al Canada e al Messico.
“L’ultima volta che ho guardato”, ha poi aggiunto Nault, “non mi sono accorto che gli Stati Uniti siano diventati una dittatura. E non lo sono nemmeno il Canada o il Messico. Quindi non stiamo parlando di un singolo individuo, sia che si tratti del presidente degli Stati Uniti o il primo ministro del Canada”.
Insomma – è il ragionamento del deputato canadese – è giunto il momento che i rappresentanti del Congresso facciano sentire la loro voce, visto che fino a questo momento non lo hanno fatto, lasciando il campo solamente alle provocazioni della Casa Bianca.
 Senza dimenticare che ci stiamo avvicinando alle elezioni di midterm e molti parlamentari in carica potrebbero pagare a duro prezzo – in termini di consenso elettorale – il crollo del negoziato sul Nafta 2.0. 
 
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