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NAFTA: Pressing americano sul Canada, la trattativa sarà più lunga

NAFTA: Pressing americano sul Canada, la trattativa sarà più lunga

TORONTO – Il pressing americano nella trattativa sul Nafta 2.0 potrebbe provocare l’estensione dei negoziati ben oltre la deadline prevista. Secondo numerosi analisti, infatti, l’intransigenza degli Stati Uniti – che nel quarto round di negoziati hanno scoperto le carte sul tavolo, presentando una lunga serie di richieste giudicate inaccettabili da Ottawa e dal governo messicano – potrebbe obbligare i team di negoziatori a fare gli straordinari per giungere a un accordo di massima. Il che potrebbe tradursi con una crescita dei giorni di ogni singolo round – adesso sono cinque, che potrebbero arrivare a dieci – o addirittura nell’aggiunta di altri round rispetto ai sette già messi in calendario. Insomma, è probabile che l’obiettivo di massima di chiudere la trattativa entro la fine dell’anno non sarà rispettato e c’è già chi ipotizza altri round anche nel febbraio del 2018. Siamo quindi di fronte a una strada in salita, ricca di ostacoli che stanno rallentando la trattativa e che mettono in dubbio, allo stesso tempo, l’ipotesi di giungere a un accordo sul libero mercato nordamericano che soddisfi i tre Paesi coinvolti. 
Mentre nei primi tre round regnava un clima di cauto ottimismo, nel quarto la situazione si è completamente capovolta. I negoziatori americani hanno presentato una serie di diktat che non sono piaciuti al primo ministro Justin Trudeau e al presidente messicano Enrique Peña Nieto. 
Nel settore automobilistico e nella componentistica auto, gli Usa vogliono alzare la soglia del contenuto locale prodotto in Nord America dal 62,5 per cento all’85 per cento. Oltre a questo, gli Stati Uniti pretendono che le autovetture prodotte nel continente nordamericano debbano avere almeno il 50 per cento di content “made in Usa”. 
Una richiesta che va a scalfire la ragion d’essere dello stesso Nafta, perché viene a mancare il principio di reciprocità: in sostanza Washington si vuole porre in una posizione di preminenza a scapito dei due partner commerciali.
E la vicenda di ieri relativa alla Bombardier, che da molti è stata vista come uno “schiaffo a Trump e dazi imposti dalla sua amministrazione”, in realtà rappresenta un possibile scenario che per il Canada avrebbe delle conseguenze catastrofiche. 
Quello, cioè, di aziende canadesi costrette a delocalizzare la loro produzione negli Stati Uniti per aggirare le soglie dell’American content, con pesanti ripercussioni occupazionali nel nostro Paese.
Uno scenario che il governo canadese vuole assolutamente evitare: e per farlo, bisognerà continuare a negoziare, magari andando a fare delle concessioni su altre richieste americane, come nel settore dei latticini e del pollame.
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