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Nafta: passi avanti, ma le divisioni rimangono

Nafta: passi avanti, ma le divisioni rimangono

TORONTO – Anche nel secondo round di negoziato, si sono registrati incoraggianti passi avanti: ma le divisioni sul Nafta rimangono. È questo, in sostanza, quanto è emerso nelle trattative a Città del Messico  concluse ieri e quanto è stato confermato nel pomeriggio durante una conferenza stampa del ministro canadese degli Esteri Chystia Freeland e delle controparti americana e messicana. 
Nel secondo round di negoziati, Ottawa ha ribadito la propria posizione su una lunga lista di settori che devono essere tutelati o che dovrebbero trovare spazio nel nuovo Nafta. Ma nel fare questo, pur riscontrando l’appoggio del Messico, ha dovuto fare i conti con i negoziatori inviati dall’amministrazione di Washington: e l’accordo è ancora in alto mare. In particolare, non sono state ricomposte le divisioni sulla richiesta canadese di maggiore flessibilità per i lavoratori che varcano la frontiera, su quella della difesa del meccanismo sulla tutela delle dispute, sulle tariffe e sull’esenzione dei prodotti canadesi dalle norme sul “Buy American”.
Anche la diversa posizione sulle norme ambientali da inserire a pieno titolo nel Nafta non hanno riscosso consenso, mentre sono stati fatti dei passi avanti nelle discussioni nel settore agricolo. Ma la quadratura del cerchio è ancora molto lontana.
Toccherà al terzo round di negoziati – in programma a Ottawa dal 23 al 27 settembre – sciogliere numerosi nodi che ancora rendono difficile la trattativa tra i tre Paesi, impegnati a svecchiare un accordo in vigore ormai da 23 anni preso di mira negli ultimi mesi dal nuovo presidente americano Donald Trump.
Ma è proprio lungo questa direttiva che si potrebbe concretizzare la principale minaccia che rischia di far deragliare una volta per tutte la trattativa. Nelle ultime due settimane l’inquilino della Casa Bianca non ha nascosto il proprio scetticismo nei confronti del trattato e della capacità da parte delle delegazioni impegnate nella trattativa di poter “confezionare” un nuovo Nafta capace di soddisfare le esigenze americane. 
Trump ha definito il Nafta il peggior trattato commerciale della storia, un accordo che a suo dire ha penalizzato i lavoratori e le compagnie americane a favore della concorrenza messicana e canadese. E il presidente ha pure minacciato il possibile ricorso all’articolo 2205 del trattato, quello che prevede l’abbandono dell’accordo da parte di uno degli Stati firmatari. Appellandosi all’articolo, Washington farebbe scattare il conto alla rovescia di sei mesi, scaduti i quali gli Stati Uniti potrebbero uscire unilateralmente dal Nafta. Di fatto, facendo implodere il trattato, perché è davvero difficile ipotizzare la sopravvivenza dell’accordo senza gli Usa.
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