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Nafta, i diktat Usa mettono a rischio il negoziato

Nafta, i diktat Usa mettono a rischio il negoziato

TORONTO – L’intransigenza degli Stati Uniti rischia di mettere a repentaglio l’intero negoziato sul Nafta. Dopo i primi tre round di trattativa era apparso evidente come in alcuni punti chiave le distanze tra Canada e Messico da una parte e Washington dall’altra fossero difficili da colmare. Nonostante questo un cauto ottimismo aveva spinto gli addetti ai lavori a scommettere su una futura buona riuscita del negoziato. Ma in questo quarto round gli Usa hanno scoperto le carte, presentando dei diktat che non possono essere accettabili né da Ottawa né dal governo messicano. “Si potrebbe dire – dichiara al Corriere Canadese Flavio Volpe, presidente della Automotive Parts Manufacturers’ Association (APMA) – che gli Stati Uniti in questo negoziato stiano prendendo ogni singola opportunità per rendere inaccettabili le proposte”. 
E costringere, in sostanza, il Canada e il Messico ad abbandonare il negoziato. Cosa che ovviamente non è ancora avvenuta e difficilmente avverrà. Ma la sostanza non cambia. Il presidente americano ha dettato una linea estremamente aggressiva e il team di negoziatori sta rispondendo direttamente alle direttive dell’inquilino della Casa Bianca. In questo ultimo round, nel settore auto, gli Usa hanno proposto di alzare gli standard di contenuto locale dal 62,5 per cento all’85 per cento. Oltre a questo gli Stati Uniti avrebbero chiesto un 50 per cento di “American content”, che varrebbe solo per Canada e Messico e non per le aziende che operano negli Usa. 
Ma è davvero ipotizzabile uno scenario nel quale gli Usa decidano veramente di staccare la spina e abbandonare il Nafta? Washington in qualsiasi momento potrebbe avviare la “Brexit in salsa nordamericana”, dando sei mesi di tempo prima di una decisione finale. “In questo caso la giurisprudenza non è univoca – continua il presidente di AMPA – ma è evidente che debba essere il Congresso a prendere la decisione finale. Ora, se gli Usa decidessero di far scattare i sei mesi adesso, il Congresso dovrebbe esprimersi ad aprile, cioè nel bel mezzo del processo di nomination per le elezioni di medio termine”.  Con i candidati repubblicani, molti dei quali chiaramente pro Nafta, a dover spiegare al loro elettorato il perché dell’abbandono della trattativa con Canada e Messico. “Gli Stati Uniti – aggiunge Volpe – hanno bisogno di Canada e Messico se vogliono competere con l’Unione europea, o la Cina, o il Giappone e la Corea. La loro è un’economia continentale”. Ma quello che appare chiaro è che in linea di massima di fronte a un’ipotizzabile implosione del Nafta non ci guadagnerebbe nessuno. E le economie di Usa, Canada e Messico, interdipendenti e interconnesse, subirebbero uno shock dagli esiti imprevedibili.                               
(continua)
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