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NAFTA: Fronte comune Canada-Messico nel settore auto

NAFTA: Fronte comune Canada-Messico nel settore auto

TORONTO – Un fronte comune tra Canada e Messico per arginare le pressioni americane sul settore auto. È quanto è stato discusso ieri a città del Messico dal primo ministro Justin Trudeau e il presidente messicano Enrique Peña Nieto in un incontro bilaterale che ha anche registrato la presenza del ministro degli Esteri Chrystia Freeland e del ministro del Commercio internazionale Francois-Philippe Champagne. Il summit coincide con l’inizio del quarto round di negoziati per il rinnovo del Nafta e secondo le previsioni gli Stati Uniti coglieranno l’occasione per il tanto temuto giro di vite sul “local content” nel settore automobilistico e nella componentistica auto. Washington, come aveva confermato al Corriere Canadese Flavio Volpe, presidente Automotive Parts Manufacturer’s Association, starebbe pensando di inserire un’ulteriore clausola, quella relativa al materiale realizzato e prodotto negli Stati Uniti. Un vincolo questo ritenuto inaccettabile sia da Ottawa che dalla controparte messicana, perché si andrebbe a destabilizzare un settore che negli ultimi venticinque anni si è sviluppato su scala continentale. 
Ora, nella difficile partita a scacchi che si sta consumando lungo sette round di negoziati che dureranno per tutto il 2017, il primo ministro canadese sta cercando di capire se vi sia la possibilità di proteggere il comparto dell’auto, un settore chiave per l’economia canadese, magari facendo delle concessioni agli Stati Uniti. 
È ipotizzabile che Ottawa si dimostri più possibilista su un’eventuale apertura nei meccanismi di tutela e garanzia per il settore dei latticini, che gli americani vorrebbero liberalizzare completamente sua scala continentale. Il Canada fino a questo punto ha difeso il “supply management”, il meccanismo che permette ai produttori esteri di latte e derivati di entrare nel nostro mercato fissando delle quote limite: superate queste, scattano dei dazi doganali altissimi che affossano la competitività dei prodotti che arrivano dal sud del confine.
Fino a questo momento il settore caseario non ha fatto parte del Nafta, ma i negoziatori americani stanno facendo un pressing forsennato per inserirlo.
In ogni caso, il Canada e il Messico stanno studiando le contromisure da prendere di fronte all’intransigenza degli States. Un approccio questo ribadito anche mercoledì in occasione della visita di Trudeau alla Casa Bianca, durante la quale Donald Trump ha paventato, per l’ennesima volta, l’ipotesi di un’uscita unilaterale degli Stati Uniti dal Nafta. 
Il primo ministro canadese ha invece respinto questo scenario che ovviamente avrebbe delle ripercussioni estremamente negative per l’economia canadese. 
Insomma, il percorso che porterà alla nascita del Nafta 2.0 continua ad essere pieno di ostacoli da superare, come era facile aspettarsi alla vigilia del negoziato. Resta da capire fino a che punto Washington sarà disposto a tirare la corda e se le minacce dell’inquilino della Casa Bianca siano semplicemente uno strumento da usare nella trattativa o se veramente Trump sia disposto al grande salto nel buio con l’uscita degli Usa dal Nafta.
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