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Nafta, dagli Stati Uniti una road map del ricatto

Nafta, dagli Stati Uniti una road map del ricatto

TORONTO – Prendere o lasciare. L’amministrazione americana ha gettato definitivamente la maschera e in questo quarto round di negoziati sul Nafta 2.0 ha deciso di mostrare i muscoli al Canada e al Messico.
 Le minacce che sono arrivate in questi mesi dalla Casa Bianca sono state prese dalle parti in causa come le solite sparate di stampo trumpiano, un misto di provocazioni, bullismo spicciolo e propaganda. Ma ora i negoziatori statunitensi sono passati dalle parole ai fatti. E hanno messo sul tavolo del negoziato una lunga serie di richieste inaccettabili per gli altri due Paesi. Si parte dalla lista di richieste presentate per rilanciare il delicato settore automobilistico e della componentistica. Il Corriere Canadese ha ottenuto una copia del documento da una fonte vicina alla trattativa. 
Sono confermate in toto le voci e le ipotesi che si rincorrevano sull’aumento chiesto da Washington del “local content” nordamericano. Il vecchio trattato Nafta prevedeva che almeno il 62,5 per cento delle componenti di una vettura fosse prodotto in Nord America per evitare che sul veicolo venissero pagati i dazi doganali. Ora hanno chiesto di alzare la percentuale all’85 per cento, fornendo anche una sorta di road map per arrivare a questo obiettivo: a partire dall’anno fiscale seguente l’entrata in vigore del Nafta 2.0 la soglia minima deve salire al 70 per cento, un anno dopo il secondo scaglione prevede un aumento al 77,5 per cento, mentre nei 12 mesi successivi si arriverà alla soglia definitiva dell’85 per cento. Queste quote riguardano anche i singoli motori e le trasmissioni.
Per la componentistica, che attualmente si attesta al 50 per cento, la tabella di marcia prevede l’aumento al 57,5 per cento il primo anno, al 65 per cento al secondo e al 72,5 per cento il terzo.
Nel calderone del nuovo Nafta vengono poi inseriti tutti i materiali utilizzati per la costruzione delle autovetture, che devono essere tracciabili, incluso l’acciaio, l’alluminio, i materiali tessili e via dicendo.
Come già anticipato, gli Stati Uniti vogliono anche inserire la clausola relativa al 50 per cento di materiale che deve essere “made in Usa”. In questo frangente non esiste più il principio di reciprocità, visto che il materiale prodotto in Canada e in Messico viene messo sullo stesso livello di quello dei Paesi extra Nafta. 
Il ricatto americano poi si conferma con la classica ciliegina sulla torta, questa sì di stampo trumpiano. I negoziatori statunitensi hanno chiesto di inserire una “sunset clause” nel Nafta 2.0: in sostanza, se dovesse essere approvato il nuovo accordo durerà solamente 5 anni, dopo i quali i tre Paesi dovranno decidere se mantenerlo in vita o cestinarlo definitivamente.
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