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La tensione si avverte anche a Taiwan

La tensione si avverte anche a Taiwan

Il clima carico di tensione provocato dal braccio di ferro tra Kim Jong-un e Donald Trump si respira anche a Taiwan. Pubblichiamo un articolo di un nostro collaboratore, in visita a Taipei.

TAIPEI –  È sabato mattina qui a Taipei, la capitale del Taiwan.  A prime apparenze è un sabato come tutti gli altri. Sono le otto di mattina e l’abbondante traffico scorre veloce tra le ampie arterie del centro. I venditori agli angoli delle strade da tempo preparano cibi e bevande di ogni sorta e nell’aria afosa e caldissima si manifestano odori esotici. Il cielo è azzurrissimo e senza neanche un minimo accenno di nuvole. Davanti  alla sede del palazzo presidenziale si nota pero’ una insolita presenza di militari e forze di sicurezza. Tanto che l’unica foto che ci è stata permessa di scattare è stata presa dal lato opposto dell’ampio viale. Anche i consueti permessi per le viste pubbliche mensili, oggi sono stati sospesi. Un certo celato nervosismo trapela fra le guardie che scrutinano attentamente il via vai dei turisti ed altri che vorrebbero entrare nel palazzo.

Un magnifico edificio novecentesco che fu sede dei vecchi “padroni” dell’isola di Formosa; la “White House” della presenza nipponica nel Taiwan. Notiamo anche un gran rotolo di filo spinato posto strategicamente da un lato all’altro del palazzo a ridosso di due camionette; pronto per essere montato. La gente di questa splendida città ultra moderna, pulita, ordinata sembra essere ignara di una situazione internazionale che potrebbe in breve tempo diventare una polveriera mondiale. Taipei non è poi tanto lontano da Pyongyang (la capitale della Corea del Nord). A poco più di mille miglia, potrebbe essere raggiunta da un aereo di linea in volo diretto in meno di due ore. Un missile impiegherebbe soltanto una manciata di minuti.
E mentre Trump e Kim Jong-un continuano a sbraitare minacce uno contro l’altro, i mass media e i notiziari dell’isola pronosticano incessantemente cosa potrebbe accadere se…
Si parla addirittura di battaglie apocalittiche nello stretto a nord dell’isola, il mare della Cina orientale che separa Taiwan dal Giappone, dalla Cina e dalla Corea.
Che questa piccola “nazione”, per via della sua posizione strategica, possa diventare l’epicentro di un conflitto armato proprio tra quelle stesse nazioni che l’hanno, nel corso dell sua esile storia, messa da parte e sfruttata per salvaguardare i propri interessi, è puramente ironico. Infatti sono solo 21 le nazioni al mondo riconoscono ufficialmente il Taiwan come stato sovrano. Queste sono: Belize, Burkina Faso, la Republica Dominicana, El Salvador, Guatemala, Haiti, il Vaticano, l’Honduras, Kiribati, le isole Marshall, Nauru, Nicaragua, Palau, Panama, Paraguay, le Isole di Solomon, Santa Lucia, San Kitts e Nevis, San Vincent e le Granadine, e lo Swaziland. Come vedete non annoveriamo fra di queste Cina, Russia, Stati Uniti, o Corea del Nord.
La vita qui continua inalterata. La città si sveglia e va dormire con il suo frenetico ordine. Il traffico immenso si snoda veloce e senza troppi intoppi ventiquattrore ore su ventiquattro. Taipei, con i suoi quasi cinque milioni di abitanti è assediata da altrettanti motorini che sembrano incessantemente e inaspettatamente sbucare dalle pareti degli enormi grattacieli.  Questa metropoli vanta un sistema efficientissimo e ultramoderno della metro’ gigantesco con oltre 12 linee o piu’ (nulla da invidiare alla nostra minuscola, antiquata e inefficiente “subway”). 
Taipei oggi è casa a cittadini pacifici, sereni, cortesi, laboriosi, amanti del buon cibo e delle buone maniere.  Quand’ è stata l’ultima volta che a Toronto avete visto un giovane cedere il posto in pulman ad un anziano o ad una signora incinta?  I graffiti sui muri delle citta’ o nella metro’? A Toronto, a New York, a Roma o a Parigi si’; a Taipei no!  I Taiwanesi sono gente rispettosa dell’ambiente, amanti della cultura, e dell’umanita’.  Gente che ha saputo socializzare e valorizzare la famiglia, lo studio, la pubblica istruzione. Le nostre scuole a confronto delle loro sembrano le casette del Monopoli. La loro assistenza sanitaria e’ basata su un sistema d’avanguardia.  Per non parlare della religione: i templi qui sono sempre pieni di devoti.
Una società giovane e in forma la cui realtà ha niente a che vedere con i nostri paesi occidentali ormai umanamente stanchi, ossessionati, malati, obesi, scarsi al livello culturale e in preda allo scompiglio sociale e finanziario. Una società che potrebbe insegnare a molte delle nazioni che l’hanno per anni schivata e sfruttata, delle dure lezioni di civiltà.
 
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