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Commercio, Ottawa sposta i suoi interessi verso Europa e Cina

Commercio, Ottawa sposta i suoi interessi verso Europa e Cina

TORONTO – Diversificare i propri investimenti, allargare i propri orizzonti commerciali, rafforzare l’import e l’export con altri partner che non siano gli Usa. Sono questi gli obiettivi più o meno dichiarati del governo federale, che negli ultimi mesi sta giocando una complicata partita a scacchi con le principali potenze economiche mondiali i cui esiti potrebbero avere delle conseguenze epocali per il nostro Paese. Firmato e blindato l’accordo commerciale di libero commercio con l’Unione europea – dopo una estenuante gestazione che arriverà a compimento il prossimo 21 settembre – Ottawa si trova ora nel bel mezzo di un impegnativo round di negoziati con gli Stati Uniti e con il Messico per la modifica del Nafta, il trattato di free trade che ha tenuto in piedi l’economia canadesi negli ultimi 23 anni. Allo stesso tempo, però, il governo ha deciso di guardarsi attorno e di preparare un ventaglio di soluzione alternativa per la crescita commerciale del Canada. 
In autunno Ottawa dovrà decidere se spingere sull’acceleratore e se invece optare per una brusca frenata sull’ipotizzato accordo di libero commercio con la Cina. Si tratta di un percorso accidentato e pieno di ostacoli, tra la questione dei diritti umani, l’opposizione interna – il leader tory Andrew Scheer non ha nascosto il proprio scetticismo in tal senso – e le possibili ripercussioni nei rapporti con l’amministrazione americana. Ma allo stesso tempo il mercato cinese, in piena espansione ormai da più di quindici anni, fa gola per tanti motivi: l’economia del gigante asiatico continua a correre a grande velocità, alimentata da una classe media che aumenta i consumi e che si vuole avvicinare, come standard di vita, a quella delle grandi potenze occidentali. Oltre a questo, come hanno sottolineato numerosi esperti, il Canada sarebbe il primo Paese del G7 a siglare un accordo commerciale di ampia portata con Pechino e questo porterebbe dei vantaggi rispetto agli altri grandi che volessero seguire il percorso tracciato da Ottawa.
Il governo canadese, inoltre, non ha ancora abbandonato la pista che porta alla Trans Pacific Partnership (TPP). L’accordo per ora è stato messo in naftalina per il passo indietro degli Stati Uniti deciso dalla nuova amministrazione Trump e molti analisti fanno fatica a immaginare un trattato di libero scambio transpacifico senza Washington. Eppure ci sono numerosi Paesi – Giappone e Messico in primis – che stanno spingendo in tal senso. E di fronte alle difficoltà riscontrate dal Canada nei primi due round di negoziati sul Nafta – il terzo è in programma a Ottawa a partire dal 23 settembre – e alle continue minacce di Trump di uscire dal trattato unilateralmente, il governo di Justin Trudeau potrebbe anche giocarsi la carta di resuscitare un Ttp dato per morto e sepolto ormai da molti mesi.
In ogni caso, l’impressione che la tradizionale direttrice del commercio del Canada Nord-Sud con gli Stati Uniti, in un futuro nemmeno troppo lontano potrebbe subire un ridimensionamento e spostarsi sull’asse Est-Ovest, attraverso l’Atlantico e il Pacifico, quindi verso l’Europa continentale e la Cina.
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