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Una grande udienza ai giovani del mondo per costruire una società più umana e solidale

Una grande udienza ai giovani del mondo per costruire una società più umana e solidale

TORONTO – Sembra di vederlo Papa Francesco prendere carta e penna e, lasciandosi guidare dalla mano e dal cuore scrivere ai giovani, anzi rivolgersi ad essi come se li avesse a fianco e potesse guardare negli occhi ognuno di loro.

Questa Lettera, “Christus vivit”, spedita in via speciale dopo un Sinodo tutto dedicato ai giovani, ha innanzitutto il respiro della Grande Udienza in tutte le piazze, le vie del mondo, convocata dal Papa per raccogliere, intorno a un’umanità scossa e disorientata, quanta più speranza è possibile.

Ai giovani la speranza è data come risorsa naturale; o almeno così si pensa, con il rischio sempre in agguato di trasformarli in stereotipi e basta.

Sono i giovani per primi ad aver bisogno di speranza, di poterla riconoscere nella loro vita di ogni giorno e valorizzarla, farne tesoro e poterla trasmettere ad altri. La speranza non è questione di anni: per Papa Francesco non è questione di anni neppure la stessa gioventù.

«Essere giovani – ha scritto – più che un’età, è uno stato del cuore. Quindi un’istituzione antica come la chiesa può rinnovarsi e tornare ad essere giovane in diverse fasi della sua lunghissima storia».

Si comprende bene cosa significhi essere giovane per il Papa. È Cristo l’eterna giovinezza della chiesa. E in realtà tutto il pontificato di Francesco va letto in questa dimensione. Una chiesa sempre giovane non può risolversi in un’operazione di maquillage, ma ha bisogno dell’innesto costante alla sua radice, al motivo del suo esistere.

Aiutando a sfogliare una a una le pagine del Vangelo nella vita quotidiana, innestandole nella realtà complessa e tormentata di un mondo che sembra scegliere altre strade, Francesco prosegue nella sua missione di togliere rughe dal volto della chiesa: per farlo tornare giovane, per renderlo sempre più simile al suo creatore.

I giovani sono parte di questo progetto. Sono anzi in prima fila, poiché è ad essi per primi che il Papa pensa nella costruzione non solo di una chiesa ma di un mondo rinnovato. Sono essi la leva di braccia e di cuore capace di rivoltare le cose; di mettere mano ai grandi problemi e ai grandi drammi di un’epoca che, paradossalmente punta al nuovo, ma si giova poco dell’apporto dei giovani.

In questa Grande Udienza con testo scritto allegato, il Papa esplora tutto l’orizzonte giovanile mettendo avanti il cuore di padre. La lettera è prima di tutto un atto di fiducia e di amore e, in quanto tale, anche un atto di affidamento in relazione alle nuove e più grandi responsabilità di questo momento storico.

Riflettendo su questa fase del pontificato, viene da pensare che una lettera dei giovani – ma non solo – andrebbe indirizzata a Papa Francesco: per ringraziarlo del modo in cui “interpreta” la sua gioventù di ottantenne in giro per il mondo e, negli ultimi tempi, nell’area più delicata e decisiva, il Mediterraneo, dove solo una chiesa capace di ritornare “giovane” può aiutare a guardare a un futuro meno drammatico.

C’è un documento che sta spianando “vie nuove” davvero impensabili nell’area dove il cristianesimo è nato e dove, alle grandi tragedie della storia, si è aggiunto, negli ultimi anni, il dramma delle migrazioni.

Il Mediterraneo grande cimitero marino è diventato l’intollerabile luogo comune che accompagna i tentativi di salvezza e di fuga di popoli disperati e oppressi. Il fallimento delle politiche di accoglienza è sotto gli occhi di tutti, come l’osceno scarico di responsabilità. Pietà s’è persa verrebbe da dire. Ma quanto più la politica volta le spalle, tanto più la chiesa di Francesco allarga le braccia in segno di accoglienza e parallelamente mette in atto non strategie ma pratiche di condivisione che portano davvero lontano.

E allora ecco, nel corso dei ripetuti pellegrinaggi in quell’area, la firma, insieme con il Grande Imam di Al- Azhar, del documento sulla “Fratellanza universale” che sta suscitando un fermento davvero nuovo in tutto il mondo arabo.

La via del dialogo interreligioso per incrociare quella della pace e di una rinnovata convivenza tra i popoli. Se non è una nuova “primavera” – non dei moti di piazza, ma dello spirito – si è certamente di fronte a un capitolo tutto diverso nella tormentata storia di quell’area.
Angelo Scelzo

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