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Si rinnovano i testi del “Padre Nostro” e del “Gloria”

Si rinnovano i testi del “Padre Nostro” e del “Gloria”

TORONTO – I componenti della Cei, (Conferenza Episcopale Italiana) riuniti in Assemblea generale straordinaria, hanno approvato la traduzione italiana della terza edizione del Messale Romano.

“L’approvazione della terza edizione italiana del Messale Romano costituisce l’atto finale di un lungo lavoro di studio, ricerca e confronto”. – ha dichiarato il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei – “Tale lavoro ha attraversato diverse stagioni della vita ecclesiale dall’Istruzione Liturgiam authenticam del 2001 al Motu proprio di Papa Francesco dello scorso anno, Magnum principium, che, in conformità al dettato conciliare, riconsegna alle Conferenze episcopali la grande responsabilità di “approvare” la traduzione dei libri liturgici”.

I vescovi italiani sono stati chiamati a votare due modifiche riguardanti la preghiera del Padre Nostro e quella del Gloria, entrambe inserite nel rito liturgico della messa. Per quanto riguarda l’orazione che secondo i Vangeli è stata proposta da Gesù stesso ai discepoli, quando gli chiesero di insegnare loro a pregare, si è voluta modificare una delle frasi finali a lungo studiata e discussa.

Finora si recitava infatti “non ci indurre in tentazione”, ma la traduzione nel tempo dall’aramaico, dal greco e dal latino, ha fatto sorgere dei dubbi proprio sul significato del verbo usato. “Indurre” viene dal latino “inducere” e dal greco “eisferein” che – detto in parole povere – corrispondono all’italiano “lasciare entrare”.

Il significato italiano di “indurre” invece, nell’accezione linguistica, presuppone la costrizione, quasi come a dire il forzare a fare qualcosa. Da qui le riflessioni che sono scaturite: può un padre, anche nella vita ordinaria, mettere in difficoltà un figlio per vedere come se la cava? Può arrivare ad ingannare un figlio per scoprire la sua reazione? La nuova versione sarà: “non abbandonarci alla tentazione”, una richiesta di aiuto, come a dire: “non lasciarci soli nella prova”.

Già Papa Francesco aveva sottolineato questo aspetto, analizzando la preghiera nel suo libro “Quando pregate dite Padre Nostro” edito dalla Rizzoli. Il Pontefice spiega che non è mai Dio a tentarci, quell’«indurci» è «una traduzione non buona», dice Francesco, nell’ultima versione Cei si legge «non abbandonarci». Il senso è: «Quando Satana ci induce in tentazione, tu, per favore, dammi la mano, dammi la tua mano».

Cambia anche la seconda frase del Gloria. “Pace in terra agli uomini di buona volontà” sarà modificata con “Pace in terra agli uomini, amati dal Signore”. Di qui l’importanza, ma anche la delicatezza, della scelta fatta dai vescovi italiani di mettere al centro di un’Assemblea generale straordinaria che si è svolta dal 12 al 15 novembre a Roma, la pubblicazione della nuova edizione del Messale, il “libro” – ma è molto di più – che contiene i vari formulari per la celebrazione dell’Eucaristia «fonte e culmine di tutta la vita cristiana».

Il percorso di analisi e di studio è durato sedici anni, duranti i quali vescovi ed esperti hanno voluto lavorare sul miglioramento di un testo sotto il profilo teologico, pastorale e stilistico. La Santa Sede ora esaminerà il testo della nuova edizione italiana del Messale, per i provvedimenti di competenza e non appena verranno ottenuti, le modifiche entreranno in vigore uffižcialmente sia per il Padre Nostro che per il Gloria.

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