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Queen’s Park, tra i piani e la svolta che non arriva

Queen’s Park, tra i piani e la svolta che non arriva

Queen’s Park, tra i piani e la svolta che non arriva

di Francesco Veronesi

TORONTO – Doveva essere il cambio di marcia del governo per questi ultimi venti mesi che ci separano dal voto. Ma l’agenda dell’esecutivo presentata lunedì a Queen’s Park è sembrata essere, più che altro, un timido tentativo di ricalibrare le priorità nell’azione di governo di fronte a un malcontento strisciante e latente nell’elettorato dell’Ontario, confermato dai sondaggi e dalle tre batoste subite nelle ultime elezioni suppletive.

Il ricorso alla carta istituzionale rappresentata dalla “prorogation” poteva segnare la svolta: così non è stato, se si tiene conto che le uniche novità rispetto alla sessione parlamentare precedente sono state il taglio dell’8 per cento sulle bollette della luce e il via libera al piano di sostegno all’infanzia, con l’obiettivo di garantire 100mila posti in più in asili e asili nido entro cinque anni. Tutto il resto, nel Discorso dal Trono enunciato dalla vice governatrice Elizabeth Dowdeswell, è stata la semplice ripetizione di programmi governativi e progetti di legge già presentati nei primi due anni di questa legislatura.

Il provvedimento sulle bollette è una risposta concreta alle preoccupazioni espresse negli ultimi mesi un po’ da tutte le parti sul progressivo rincaro dei costi dell’energia elettrica, in aumento costante già da molto tempo. Ma non si può dimenticare che la rinuncia da parte della Provincia della sua fetta di Hst – pari all’8 per cento, che in media dovrebbe garantire un risparmio di circa 130 dollari annui a famiglia – è in parte compensata dal fatto che a Toronto (a partire dal prossimo autunno in alcune zone per poi attivarsi completamente con il nuovo anno) le bollette della luce arriveranno con cadenza mensile e non più bimestrale.

Un grattacapo in più, specialmente per le famiglie a basso reddito che avranno un pensiero in più a fine mese. Senza dimenticare che il taglio dell’8 per cento – che tra l’altro riguarderà anche le piccole imprese e le piccole aziende agricole – non andrà di certo a bilanciare anni di rincari selvaggi.

Detto questo, anche ieri mattina durante un’intervista concessa alla Cbc Radio, Kathleen Wynne non ha chiarito quali siano i piani attivati per garantire la copertura finanziaria del provvedimento, che è stato quantificato in circa 1 miliardo di dollari.

Un altro nodo che non è stato sciolto, e che invece meriterebbe di essere affrontato seriamente, è quello relativo all’immigrazione. In questo caso la premier, nel suo discorso letto dalla vice governatrice, non ha speso neanche una parola, su una questione di grande importanza e scottante attualità.

È evidente che la Wynne, in questi ultimi mesi, si sia preparata per affrontare la seconda parte della legislatura con in mente l’obiettivo del ritorno alle urne nel 2018. A giugno, terminati i lavori parlamentari, ha mischiato le carte approvando un profondo rimpasto di governo, con lo spostamento di numerose pedine chiave e la promozione di forze fresche nell’esecutivo.

A settembre ha chiuso il cerchio con la chiusura anticipata della sessione parlamentare e il nuovo Discorso dal Trono. La conseguenza è stata l’azzeramento di tutti i progetti di legge in discussione a Queen’s Park: è vero – come ha promesso la premier – che tutti quelli di origine governativa saranno ripresentati. È anche vero, però, che mesi di lavoro, di discussioni, di emendamenti sui singoli provvedimenti sono stati gettati al vento.

In ogni caso è del tutto evidente che anche i partiti d’opposizione nell’assemblea provinciale non hanno accolto positivamente il piano di governo enunciato lunedì.

Da un lato i conservatori, per bocca del ministro ombra delle Finanze Vic Fedeli, hanno chiesto al governo lo stop alla privatizzazione di Hydro One. Il leader del Progressive Conservative, Patrick Brown, commentando con la stampa il Discorso dal Trono, ha invece sottolineato come il governo sia intervenuto «troppo poco e troppo tardi» per porre un freno ai costi energetici.

Negativo anche il commento che è arrivato da sinistra. La leader dell’Ndp Andrea Horwath ha dichiarato che in passato «avevamo un settore elettrico che era pubblico e che agiva nell’interesse pubblico, mentre oggi ci ritroviamo con un settore elettrico che è privato e che agisce nell’interesse dei privati».

(Mercoledì 14 settembre 2016)

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