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Progressive Conservative Tessere e nomination i due nodi da sciogliere

Progressive Conservative Tessere e nomination i due nodi da sciogliere

TORONTO – Mentre s’infiamma la corsa alla leadership del Progressive Conservative, i tory provinciali sono alle prese con altri due nodi che devono essere sciolti al più presto. Dopo la rovinosa e inaspettata caduta di Patrick Brown, travolto dallo scandalo sessuale che gli è costato la leadership del partito e la possibilità di sfidare la premier uscente Kathleen Wynne il prossimo 7 giungo, la dirigenza del partito è alle prese con due rompicapo che, se non risolti, potrebbero aggiungere veleni e malumori nella base conservatrice in vista dell’elezione del nuovo leader e del voto provinciale.
Il primo è quello che ruota attorno alle tessere distribuite durante l’interregno di Brown. L’ex leader sosteneva che il tesseramento al Progressive Conservative, sotto la sua guida, era lievitato da 10mila tessere a oltre 200mila. Ma dopo il suo passo indietro, nella notte tra il 24 e il 25 gennaio scorso, il nuovo leader ad interim Vic Fedeli ha messo a nudo falle e negligenze che avrebbero montato a dismisura il numero reale dei tesserati al partito. In un primo momento Fedeli ha fatto sapere come almeno 67mila tessere fossero fasulle, mentre altre fonti del partito hanno praticamente dimezzato il numero delle tessere reali rimaste intatte dalla prima scrematura fatta dal deputato provinciale italocanadese: non sarebbero più di 70mila.
Ma come è stato fatto notare a più riprese, chi controlla il tesseramento controlla di fatto il partito, anche alla luce del fatto che la deadline per chi si vuole iscrivere – ed avere quindi il diritto di voto per la scelta del nuovo leader, scadrà domani.
La campagna di Doug Ford, in questi giorni, ha avanzato numerosi dubbi sulla gestione del tesseramento, e la campagna contro le élite lanciata dallo stesso ex consigliere comunale di Etobicoke va letta proprio in questo senso.
La seconda questione riguarda le nomination avvenute durante la leadership di Brown. Almeno 14 sono state contestate, con accuse di brogli, negligenze e favoritismi che hanno inquinato il clima all’interno del partito, hanno portato addirittura alla scissione di intere associazioni locali – come nel caso di King-Vaughan, dove il gruppo dirigente ha abbandonato il partito per unirsi al candidato del Trillium Party dopo la controversa e ingiustificata esclusione di Konstantin Toubis e la nomina di Stephen Lecce con tanto di intervento della polizia per calmare gli animi – e hanno fatto scattare le indagini a livello federale per capire se vi siano state delle violazioni di legge, con tanto di possibili conseguenze penali.
Per ora il leader ad interim ha deciso di indire di nuovo le procedure di nomination in due distretti – a Ottawa West-Nepean e a Scarborough Centre – dove le irregolarità erano troppo evidenti per essere messe da parte. Ma dalla base è partita una veemente campagna per far ridisputare tutte le corse alle nomination contestate.
Su questo la decisione finale spetterà al candidato che riuscirà a spuntarla il prossimo 10 marzo. Di fronte al doppio scandalo Brown Dykstra – l’ex presidente del partito costretto alle dimissioni dopo le accuse di molestie sessuali – la decisione di azzerare le nomine e ripartire da zero sarebbe un bel segnale per un partito che in parte si trova costretto a reinventarsi una nuova immagine. 
 
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