Il dibattito delle opportunità mancate

di Joe Volpe del May 9, 2018
TORONTO - Primo sconfitto: gli organizzatori del dibattito che hanno ideato il format del dibattito. Io sono vecchio stile. Mi sarei aspetto che il confronto avrebbe informato il pubblico. Chi dibatte ha un duro lavoro davanti a sé in ogni caso.
 Per questo non ha bisogno di competere con dilettanti che sono più preoccupati di “mettere su uno show” a discapito di un flusso informativo di stile e sostanza nella competizione.
Se vi sia stato una produzione di un dibattito più imbarazzante nella memoria recente, deve essere stato quando i miei nipotini hanno cercato di spiegare, e classificare, le differenze tra i filosofi aristotelici e platonici nella civiltà occidentale. Eccetto due, i miei nipoti sono tutti preadolescenti.
Secondo sconfitto: chi ha scritto i discorsi (per i tre candidati) per il loro approccio privo di senso alla presunta creduloneria o attaccamento superficiale alle questioni serie. 
L’elettorato vuole sapere se il governo sia stato un buon custode efficace dell’interesse pubblico. Avrebbe aiutato se fosse emerso un contrasto di approcci sostanziali.
Capisco il bisogno di “stare sul messaggio” durante un dibattito pubblico o un’intervista. È una sfida dura nella maggior parte dei casi.
Ma all’elettorato viene chiesto di scegliere il migliore. Perché ridurre il proprio campione a uno che ripete a pappagallo frasi fatte che il suo focus group pensa possa fare presa sulla sua base?
C’è qualcuno che davvero pensa seriamente che la miglior risposta a ogni domanda che mette in discussione la propria visione debba essere “Non avrei fatto quello che hai fatto tu”? Ma per favore.
Si faccia almeno qualche ricerca. Se l’implicazione è che qualcosa sia stato fatto male, cogli l’attimo e spiega come e perché.
Se sei il rappresentante uscente, la tua candidatura si basa sul tuo record. Questo vuol dire che tu hai fatti/risultati per i quali il pubblico può/dovrebbe sostenerti. Quali sono? Lascia che siano i tuoi accoliti a rendere piccante il dialogo pubblico con bocconi di inconsistenze e difetti caratteriali. I dibattito sono il tuo forum. Mostra che sei al comando.
Se poi sei un altro candidato che sta proponendo una lista di desideri, abbi almeno una considerazione elementare di fare un minimo sforzo nel prevederne il costo? Se hai in mente un obiettivo finale, per piacere escluda l’epiteto: “Non sono con loro”.
Il terzo sconfitto: chiunque non abbia ancora deciso per chi votare. Le scelte che sono emerse lunedì sera sono state solo (1) “Io non l’avrei fatto” ... (2) “Credo di aver fatto” ... (3) “Vorrei aver potuto fare…”. 
È giunto il momento che gli strateghi delle campagne meritino i soldi che guadagnano e facciano giustizia ai loro candidati.
 
 

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TORONTO - Mancano poco più di sei mesi al voto provinciale, ma in realtà in Ontario la campagna elettorale è già iniziata. A dare il via alla corsa a Queen’s Park è stato Patrick Brown, leader del Progressive Conservative che nel fine settimana a Toronto, davanti a una platea di 1.500 conservatori, ha presentato la piattaforma elettorale tory con la quale l’mpp di Barrie punta a sconfiggere il Partito Liberale di Kathleen Wynne e l’Ndp di Andrea Horwath. Un programma, di 78 pagine, nel quale sono contenute 147 promesse elettorali. E lo stesso Brown, in caso di vittoria, ha preso il solenne impegno di realizzare le cinque promesse più importanti entro la fine della prossima legislatura. Se questo non dovesse avvenire, il leader del Progressive Conservative si farebbe da parte e non correrebbe per la premiership nel 2022.
Brown innanzitutto vorrebbe rimettere le mani sul fronte della pressione fiscale. Il leader tory ha intenzione di tagliare le tasse per tutti coloro che guadagnano meno di 86mila dollari all’anno: chi ha uno stipendio fino a 42.960 dollari si vedrebbe ridotta l’imposta provinciale dal 5,05 per cento al 4,5 per cento, mentre quella che lui ha definito classe media - chi guadagna dal 42.960 fino a 85.923 dollari, avrebbe un taglio delle tasse d quasi il 2 per cento, dal 9,15 per cento al 7,1 per cento.
Nell’arco della prossima legislatura, questo taglio delle tasse aprirebbe un buco di 3,2 miliardi di dollari annui, soldi che in qualche modo devono essere recuperati. Ecco allora che Brown rispolvera una classica ricetta dei conservatori, il taglio ai servizi pari a 2,8 miliardi di dollari all’anno, che riporterebbe l’Ontario nel deficit nel 2018, per poi tornare al pareggio di bilancio negli anni successivi.

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