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Il dibattito delle opportunità mancate

Il dibattito delle opportunità mancate

TORONTO – Primo sconfitto: gli organizzatori del dibattito che hanno ideato il format del dibattito. Io sono vecchio stile. Mi sarei aspetto che il confronto avrebbe informato il pubblico. Chi dibatte ha un duro lavoro davanti a sé in ogni caso.
 Per questo non ha bisogno di competere con dilettanti che sono più preoccupati di “mettere su uno show” a discapito di un flusso informativo di stile e sostanza nella competizione.
Se vi sia stato una produzione di un dibattito più imbarazzante nella memoria recente, deve essere stato quando i miei nipotini hanno cercato di spiegare, e classificare, le differenze tra i filosofi aristotelici e platonici nella civiltà occidentale. Eccetto due, i miei nipoti sono tutti preadolescenti.
Secondo sconfitto: chi ha scritto i discorsi (per i tre candidati) per il loro approccio privo di senso alla presunta creduloneria o attaccamento superficiale alle questioni serie. 
L’elettorato vuole sapere se il governo sia stato un buon custode efficace dell’interesse pubblico. Avrebbe aiutato se fosse emerso un contrasto di approcci sostanziali.
Capisco il bisogno di “stare sul messaggio” durante un dibattito pubblico o un’intervista. È una sfida dura nella maggior parte dei casi.
Ma all’elettorato viene chiesto di scegliere il migliore. Perché ridurre il proprio campione a uno che ripete a pappagallo frasi fatte che il suo focus group pensa possa fare presa sulla sua base?
C’è qualcuno che davvero pensa seriamente che la miglior risposta a ogni domanda che mette in discussione la propria visione debba essere “Non avrei fatto quello che hai fatto tu”? Ma per favore.
Si faccia almeno qualche ricerca. Se l’implicazione è che qualcosa sia stato fatto male, cogli l’attimo e spiega come e perché.
Se sei il rappresentante uscente, la tua candidatura si basa sul tuo record. Questo vuol dire che tu hai fatti/risultati per i quali il pubblico può/dovrebbe sostenerti. Quali sono? Lascia che siano i tuoi accoliti a rendere piccante il dialogo pubblico con bocconi di inconsistenze e difetti caratteriali. I dibattito sono il tuo forum. Mostra che sei al comando.
Se poi sei un altro candidato che sta proponendo una lista di desideri, abbi almeno una considerazione elementare di fare un minimo sforzo nel prevederne il costo? Se hai in mente un obiettivo finale, per piacere escluda l’epiteto: “Non sono con loro”.
Il terzo sconfitto: chiunque non abbia ancora deciso per chi votare. Le scelte che sono emerse lunedì sera sono state solo (1) “Io non l’avrei fatto” … (2) “Credo di aver fatto” … (3) “Vorrei aver potuto fare…”. 
È giunto il momento che gli strateghi delle campagne meritino i soldi che guadagnano e facciano giustizia ai loro candidati.
 
 

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