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La premier Wynne ostaggio della burocrazia

La premier Wynne ostaggio della burocrazia

La premier Wynne ostaggio della burocrazia

di Francesco Veronesi

TORONTO – Dopo la bufera sulle bollette della luce e il crollo nei sondaggio, arriva una nuova grana per Kathleen Wynne. Gli alti dirigenti della burocrazia provinciale, circa 8.500, riceveranno infatti aumenti in busta paga per un totale di 125 milioni di dollari: una notizia questa che non aiuterà certo a riportare serenità a Queen’s Park, visto il clima da sollevazione popolare contro il governo provinciale nelle ultime settimane a causa del caro bolletta.

Ma questa volta, a dire il vero, la premier liberare c’entra davvero poco. Gli aumenti degli stipendi per vice ministri – il più alto livello nella scala gerarchica della pubblica amministrazione provinciale – manager e direttori sono dovuti ai meccanismi previsti dalla legge che prevede la proporzionalità nel rapporto dei pagamenti riservati ai diversi gradi della burocrazia. A partire dal 2009, il governo provinciale – nella sua politica del taglio dei costi e contenimento della spesa pubblicata – ha iniziato ad adottare la prassi del congelamento degli stipendi a partire dai più alti dirigenti pubblici.

Una politica questa confermata anche nel 2011 e nel 2013. Ma con questi congelamenti si è venuta a creare una situazione a volte paradossale: mentre i burocrati ai piani alti avevano lo stipendio sostanzialmente bloccato, i dipendenti della pubblica amministrazione nei livelli medi e bassi tutelati dal sindacato godevano di aumenti in busta paga.

Con questo meccanismo squilibrato si è arrivati al punto che alcuni dirigenti di medio livello guadagnano di più rispetto al loro superiore, che in questi anni non ha potuto godere della crescita della retribuzione annua.

Ma il meccanismo legislativo che regola la compensazione nella burocrazia prevede, per legge appunto, che a diversità di livello corrisponda anche una diversità di retribuzione in via proporzionale: insomma, chi sta più in alto nella scala gerarchica della burocrazia deve per forza di cose guadagnare di più rispetto al suo sottoposto.

Per questo motivo il governo provinciale, messo all’angolo dai regolamenti in vigore, si è trovato costretto a dover riconoscere gli aumenti, che saranno in media di oltre 14mila dollari a testa, con un effetto retroattivo fino all’aprile del 2016.

Per quanto riguarda gli aumenti effettivi in busta paga, i vice ministri avranno un aumento monstre del 35 per cento, poco meno di 900 alti dirigenti godranno di aumenti del 20 per cento e il resto riceverà un salario annuo con un aumento del 10 per cento.

Ora, nel clima infuocato di questi giorni gli aumenti choc nelle buste paga degli alti burocrati rappresenta l’ennesima gatta da pelare per la premier liberale.

Che dovrà, per forza di cose, cercare di ricucire il rapporto con il suo elettorato a un anno e mezzo di distanza dalle elezioni provinciali. I sondaggi non sono certo d’aiuto e negli ultimi mesi hanno fotografato una situazione molto complicata per la Wynne: il suo partito è inchiodato al terzo posto, molto staccato dal Progressive Conservative di Patrick Brown e dietro pure all’Ndp di Andrea Horwath. Per non parlare del grado di popolarità della premier, che in questi mesi ha toccato il minimo storico.

Nel recente meeting annuale del Partito Liberale a Ottawa, la Wynne ha recitato il mia culpa per aver “sottovalutato il peso degli aumenti relativi al costo dell’energia elettrica”.

Aumenti destinati a materializzarsi da qui a breve anche sul carburante, con la nuova accise provinciale che dovrà andare a finanziare una parte del Piano Ambientale del governo.

(Giovedì 1 dicembre 2016)

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