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La Peel Police ancora nell’occhio del ciclone

La Peel Police ancora nell’occhio del ciclone

TORONTO – Un risarcimento da 21 milioni di dollari per i danni provocati, chiesto alla Chief della Peel Police Jennifer Evans e ad altri agenti. È quanto hanno richiesto i legali di Suzan Zreik, la ragazza di 23 anni rimasta coinvolta in una sparatoria il 20 marzo 2015 durante la quale venne colpita da un proiettile vagante esploso accidentalmente da un poliziotto.

Da quel giorno la giovane, dopo una lunga degenza in ospedale, è costretta a camminare con un bastone e soffre di depressione e disturbo post-traumatico da stress. Ma non solo. Nelle accuse della ragazza sarebbe contenuto anche il tentativo – che deve essere dimostrato in tribunale – da parte della stessa Chief di polizia di aver proposto, a poche ore dalla sparatoria, un futuro nel corpo di polizia alla 23enne.
Ma facciamo un passo indietro. La sera del 20 marzo 2015 due agenti si presentano alla casa del 21enne Marc Ekamba-Boekwa, su Queen Frederica Drive in Mississauga: il giovane oppone resistenza e in una colluttazione ferisce i poliziotti con un coltello. Sul posto giungono altri agenti, che di fronte alla resistenza del 21enne, esplodono 19 colpi. Undici centrano il bersaglio – provocando la morte di Ekamba-Boekwa – uno (sparato da un agente in addestramento) colpisce alla schiena il suo poliziotto istruttore (che per fortuna indossava il giubbotto anti-proiettili e se la cava con una piccola escoriazione), uno attraversa una finestra di una casa vicina e colpisce Suzan Zreik alla schiena: il proiettile le sfiora la spina dorsale.
Ora, secondo l’accusa la ragazza viene trasportata in ospedale, piantonata da un agente che impedisce ai genitori di visitarla. A questo punto, secondo l’accusa, inizierebbero le pressioni per minimizzare l’accaduto: prima la visita e le promesse di carriera della Chief, quindi, a 12 ore dalla sparatoria, la giovane ancora sotto l’effetto della morfina per sopportare il dolore viene portata alla centrale della polizia. “Stavano cercando di approfittarsi di lei – dicono i suoi legali – su una determinata tesi in video mentre si trovava in uno stato di estrema vulnerabilità”.
Si tratta di accuse gravissime, per un corpo di polizia che negli ultimi tempi – pensiamo al caso di Laura Liscio – non se la sta passando troppo bene.
Ora, dopo le accuse dei legali della ragazza e il confronto con i risultati delle indagini avviate dalla Special Investigation Unit (SIU), anche il Police Board di Peel vuole vederci chiaro. Questa settimana è stato convocato un meeting d’urgenza per fare il punto sulla situazione, mentre non è stato escluso l’avvio di un’indagine interna per portare alla luce tutti gli elementi che non sono stati chiariti.

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